VianCosa ci troviamo di fronte? Un fantasy, una struggente storia d’amore, una sorta di sequel di Alice di Lewis Carrol?
Il maestro francese del calembour, Boris Vian, si diverte a riversare su carta la sua poliedricità quotidiana: ingegnere, poeta, trombettista jazz, attore, traduttore, esperto di fantascienza ed altro ancora. Questa miscela esplosiva scuote ogni paragrafo di ogni pagina. Siamo di fronte ad un genere di testo a dir poco particolare. La scenografia è anch’essa antropomorfizzata e negli ambienti della storia si incontrano personaggi di grande fantasia, dal topino grigio che colloquia normalmente col protagonista, all’eccentrico dottor Manducamanica, al cinico Siniscalco. Una ridda di personaggi che si muovono in un mondo anch’esso ben vivo e che risente in maniera prodigiosa degli stati di animo degli stessi protagonisti.
Certo che si ha da sgranare gli occhi davanti a questo teatro dell’assurdo. Il motto di Vian potrebbe essere infatti: vi sbalordisco con effetti speciali!
Personalmente l’ho trovato un po’ ripetitivo, insomma ci si può abituare abbastanza in fretta alle trovate pirotecniche dell’autore.
Il finale amarissimo ricompone il quadro riportandoci di botto a una realtà sgradevole che fa riflettere il lettore sui grandi temi della vita.
Lo si può amare totalmente ma può anche annoiare.
Edizione commentata

Boris Vian, La schiuma dei giorni, Marcos y Marcos, Milano, 1992

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it