Che lo avete presente il gioco che in norvegese chi chiama stol leken? E da noi “gioco della sedia”?
Ecco: adesso vi racconto come gliè nato.
E passavo dalle parti di Piazza Santa Croce quando all’improvviso venivo dal vento rapito e cominciavo a volare nel cielo infinitoo..
No, niente “Nel blu dipinto di blu” ma un worm hole! E indovinate dove? Ma proprio lì nel posto esatto in cui un falò bruciò l’omo famoso che la Chiesa avversò! (e la frase si può leggere nei due sensi).
Fu così che piombai nel bel mezzo d’una seduta dove filosofi e gente comune s’era riunita pe’ ascoltare le parole d’un uomo appartenente all’ordine de’ frati domenicani, uomo che profetizzò sciagure pe’ Firenze e pe’ L’Italia proponendo un modello teocratico pe’ la Repubblica Fiorentina (che gli andava male anche senza l’allenatore Vincenzo Montella) dopo la cacciata de’ Medici.
Insomma piombai nel bel mezzo della seduta che glierano tutti pari scombinando ogni cosa! Dal gran trambusto tutti scapparon via spauriti. Ebben ‘si tanta paura che a qualcuno gni prese foco al culo.
Quando tutti si ripresero tornarono a vedere icché gli era stato, il Frate stava ancora lì seduto sulla su’ sedia, quella che poi prese il su’ nome. Savonarola.
Andò così: que’ fiorentini se ne stavan seduti sulle sedie ad ascoltare il sommo Frate. Era il 1° agosto 1490 e s’era in San Marco ed egli avea ripreso le lezioni che però le genti colsero come predicazioni sul tema dell’apocalisse. Egli incupito s’alzò al Sire e condannò governanti e prelati, tanto che in seguito l’impiccònno e lo bruciònno come ben sapete.
Insomma s’era lì tutt’impiedi, le sedie vòte tutt’in fila e nessun sapea icché fare. Così le genti si misero a girar d’intorno alle sedie e quand’i Frate smettea di parla’ per una pausa, tutti si gettavan sulle sedie vòte pe’ posa’ le chiappe molli.
Ma siccome e s’era un’in più, (io che gli ero arrivato dal futuro) c’era sempre qualcuno che restava in piedi e siccome i fiorentini del tempo eran collerici e ‘un facean che leticare, e volavan manate e cazzotti! Parea che i’ tumulto de’Ciompi e le sassaiole sull’argine dell’Arno, e ‘un fossero nulla a i’ confronto.
E tutto pe’ una sedia in meno sulla quale sedersi.
Sembrerà tutto strano per la verità.. ma gli andò proprio così!
Una ventina di sedie in fila, e ventun persone, uno restava fòri sempre, anche a girargli intorno pe’ se’ mesi, tanto che il Frate pensò di calmarli facendo sonare l’organo e che pe’ essere giusti, si sarebbero dovuti sedere solo quando la musica cessava e lui avrebbe ripreso a predicare. Chi restava in piedi andava ad accendere un cero. Toccò a me, purtroppo. E fu proprio ‘un c’ero.
Perché poi non ci fui più.
Inghiottito dal solito worm hole.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.