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Come i “terroni” o i “negri” che votano Lega in Italia, qui a Londra ci sono italiani che voterebbero Ukip o che sostengono Cameron nella sua battaglia contro la libera circolazione dei lavoratori all’interno della Comunità Europea. Sembra paradossale, ma non lo è, e non perché Cameron e Farage ce l’abbiano solo coi bulgari e i romeni.

Un paio di mesi fa infatti Cameron ha dichiarato che fino al 2010 il problema era l’immigrazione da fuori la Comunità, e sarebbe bastato controllare quella, poi però siccome “l’economia britannica è cresciuta molto più in fretta rispetto ad altri paesi europei in cui non sta crescendo affatto, il Regno Unito ha richiamato un gran numero di persone, curiosamente non tanto da Romania e Bulgaria, ma una quantità enorme di Italiani, Spagnoli, Francesi e altra gente”.

Ce l’hanno proprio con noi insomma, eppure parlando di politica con altri italiani a Londra, dal vivo o sui vari gruppi on line, sono molti i sostenitori di una regolamentazione, chiamiamola così, dei flussi migratori. Questa posizione non nasce da un’impostazione di tipo marxista per cui l’immigrazione sarebbe uno strumento nelle mani del capitale per la creazione di un esercito industriale di riserva utile a mantenere il costo del lavoro basso e via di supercazzole.

Anche perché se così fosse porterebbe a conclusioni diverse. Che so, unirsi a tutti gli altri lavoratori e collettivizare le aziende, radere al suolo la City.

Invece purtroppo il tutto si riduce a chiedere di bloccare le frontiere, dalle quali pure loro sono passati, perché l’immigrato, anche l’italiano a Londra, nella maggior parte dei casi non è, o non si sente in competizione con gli indigeni, verso cui anzi nutre gratitudine e ammirazione e di cui magari tenta di imitare lo stile di vita, ma con gli altri italiani, quelli appena arrivati o quelli che stanno per arrivare, quelli che non parlano una parola di inglese, quelli che fanno casino sulla tube, quelli che arrivano sempre in ritardo, quelli che lo fanno vergognare di essere italiano.

Perché indipendentemente dalla posizione occupata, si sente sempre un intruso, anzi, meno sono gli italiani nel posto in cui lavora più si sente in pericolo dall’arrivo di altri, non c’è posto per un’altra eccezione alla regola, pensa.

Perché l’immagine che ha di sè è quella che gli altri hanno degli italiani, per questo si sente in imbarazzo o offeso da quelle che considera le mancanze dei suoi connazionali, per questo cerca di prenderne le distanze il più possibile nei modi più disparati, insultandoli sui forum nati per condividere informazioni e richieste di aiuto, trattandoli più severemente a lavoro, etc.

Gli immigrati sono dunque contro l’immigrazione e contro gli altri immigrati. Questa però non è una buona scusa per i vari Cameron, Farage (e Grillo o Salvini) di dire di stare agendo nei loro interessi o in loro nome. Not in my name almeno, che ho già una controproposta. In caso di blocco dell’immigrazione dall’Italia niente più Chianti e olio d’oliva nel Regno Unito. Che schiantino di burro e birra e patate.

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