Assistere ad una partita di rugby è una esperienza ben diversa rispetto ad una più blasonata partita di calcio.
Arrivare in uno stadio qualsiasi dove le forze dell’ordine sono praticamente assenti, poter accedere a praticamente a tutti i settori, scambiare due chiacchiere accompagnate da una birra con i ragazzi della tifoseria avversaria, trovarsi circondati da bambini che scorrazzano in lungo e in largo passandosi un pallone ovale.
Insomma un ambiente che facilmente fa avvicinare a questo sport anche i più diffidenti.
Altra caratteristica da sottolineare è la possibilità di seguire la partita dal bordo campo.
A Firenze sia il Padovani (lo stadio del Firenze 1931, ora in ristrutturazione) che lo stadio del Cavallaccio (stadio della squadra di football americano, i Guelfi, campo che ha recentemente ospitato le partite del CUS) hanno, come delimitazione del campo, soltanto una piccola staccionata.
Questa, che può sembrare una follia in un qualsiasi campo di calcio, è in ferro nel più moderno Cavallaccio mentre nello storico Padovani è in legno ed è stata addirittura costruita con il contributo dei giocatori della squadra over 35 del Firenze, i Ribolliti.
Utilizzata sia come appoggio che come panchina da alcuni spettatori, con grosso disappunto di chi è sugli spalti, degli allenatori e di chi la staccionata l’ha costruita, per osservare da un punto di vista ottimale qualsiasi azione della partita.
Essendo vicinissimi alla linea di bordo campo è possibile vedere ogni particolare di una mischia, comprese le entrate non propriamente legali a pugno chiuso, gustarsi da vicino una touche, sentire i suggerimenti dalla panchina nonché i commenti più coloriti, avere informazioni immediate sullo stato di salute di un giocatore infortunato semplicemente chiedendo al fisioterapista.
E che soddisfazione quando il pubblico si esalta dopo un placcaggio particolarmente coraggioso!
Senza considerare poi il rapporto diretto con la terna arbitrale. E’ oramai spassosa abitudine il prendere in giro il guardalinee e il commentare, arrabbiati, le decisioni dell’arbitro. E il tutto in barba al famoso fairplay delle tifoserie del rugby.

(Visited 80 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Alessandro Fantini

Fiorentino di terza generazione, divoratore di libri e fumetti, instancabile frequentatore di cinema e pub. Tifoso sfegatato di rugby, collezionista compulsivo, amante dei tatuaggi.
Poi ho anche dei lati positivi.