All’agente Clarice Starling sono state date le informazioni necessarie: “Non si avvicini a quel vetro, non lo tocchi. Non gli passi nulla se non carta soffice. Usi il porta-vivande scorrevole in ogni caso. Se tenta di passarle qualcosa, non accetti”. Ed ora lei si trova davanti a lui, il pericolosissimo, anche se rinchiuso in una cella super blindata, Hannibal Lecter, il cannibale.

“Ha fatto lei tutti questi quadri, dottore?”
“Questo è il Duomo visto dal Belvedere. Conosce Firenze?”
“Tutti quei dettagli a memoria, signore?”
“La memoria, agente Starling, è quello che ho al posto di una bella vista”

E per Hannibal Lecter, evidentemente, la bella vista per antonomasia è il Duomo visto dalla Fortezza Belvedere. Una fotografia di carta, una cartolina, un selfie, una foto sul telefonino o su instagram sarebbero sicuramente più precisi, ma in fondo che importa. Quello che conta è quello che rimane nella memoria, dopo, con il tempo.

Anni fa a scuola (sarà stato in 1° o in 2° superiore) un giorno in classe si presentò una supplente che ci disse (chissà poi perché) che noi non eravamo in grado di disegnare su un foglio com’è fatta con precisione, per esempio, nemmeno la facciata del Duomo anche se ci si passa davanti tutti i giorni. Ci disse di provarci. Non era un vero e proprio compito a casa. Io comunque così lo interpretai ed il giorno dopo mi presentai orgoglioso con il disegno della facciata del duomo fatto da casa dopo aver cercato di memorizzarlo in un attimo dal finestrino del 23 (nel 1978 ancora piazza del Duomo non era pedonalizzata). Il giorno dopo mi presentai orgoglioso in classe con il mio disegno, ma la supplente non c’era più, al suo posto era tornato il solito professore. Non so dove sia finito quel disegno e non so se sarei in grado di disegnare con un briciolo di verosimiglianza la facciata del Duomo, ma sicuramente sarei in grado di disegnare lei, la supplente. Aveva la procacità della protagonista del film “La supplente” ovvero Carmen Villani, ma ne era inconsapevole, e la grazia e l’eleganza interiore di Catherine Deneuve. Portava una gonna bianca e sotto delle calze dello stesso colore, e sopra un maglione a collo alto di cui non ricordo il colore, ma era scuro. E i capelli? I capelli erano lunghi, infiniti, lisci e neri. Chissà se era veramente così. Chissà. Per me la mia Brigitte personale era proprio così. La memoria mi fa godere di questa bella vista.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.

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