talpaA me la TAV non piace. Sopporto con preoccupazione estrema quella di superficie, ma penso con ansia ai danni che un treno lanciato a 300 km orari può provocare a tutti gli esseri viventi che passano o vivono lì vicino. Umani, animali e piante. Qualche anno fa sono andato da Firenze a Bologna e non vedevo l’ora che quell’interminabile galleria finisse. Mi sembrava di stare in un siluro e il mio stomaco (e le mie orecchie) ne hanno dovuto sopportare le conseguenze. Il pensiero che presto ricominceranno i lavori sotto Firenze, dal Campo di Marte in là, non mi lascia affatto tranquillo. Immaginare quella macchina infernale − detta, non a caso, talpa −che scava e scava sottoterra mi terrorizza. Perché mentre la bestiola (la talpa quella vera, per intendersi) scava per farsi la tana e dormirci dentro, la macchina infernale scava per rendere tutto meno stabile e più precario. Sì, inutile girarci intorno: se scavo un tunnel, scavo anche la fossa a tutto quello che ci sta sopra. Senza contare le vibrazioni e gli scuotimenti che un aggeggio del genere provoca. I lavori si erano fermati qualche tempo fa. E la vecchia talpa (meccanica), resa dal tempo inutilizzabile e obsoleta, è stata sostituita con una nuova. Non si sapeva se considerare le terre di scavo semplice terra oppure rifiuto pericoloso. Il problema pare fosse l’olio utilizzato per raffreddare questa macchina gigantesca, che provocherebbe l’inquinamento di sottosuolo, falde acquifere ecc. Adesso però le alte sfere hanno deciso che le terre da scavo sono sottoprodotti riutilizzabili e non rifiuti speciali. In soldoni vuol dire che la talpa può ricominciare a scavare. E sembra che lo farà al più presto. Perché le grandi opere devono andare avanti.
Lungi da me l’idea di bloccare il progresso (ammesso che la TAV lo rappresenti), ma in questo caso tifo per la lentezza. Non saprei quanti minuti si possano guadagnare facendo passare sottoterra un treno ad alta velocità. Ma mi fa paura pensare a tutto quel movimento, a quel traballamento, a quello scuotimento. Penso ai monumenti, alle case, alle persone. Mi immagino un crollo improvviso, tutto che viene inghiottito, con l’acqua delle falde che allaga quello che rimane. Catastrofista? Può darsi. Io amo le talpe. Quelle vere, però. Che scavano ma non fanno male a nessuno.

(Visited 230 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.