Eccoci qui, di ritorno dalle vacanze estive trascorse al freddo in Alto Adige, che però è sempre incantevole e, quest’anno, più verde che mai. Siamo andati solo in quattro, con Emanuele e Federico, gli altri due sono ormai troppo grandi, ahimè, per venire con mamma e babbo. Qui ho avuto la riprova di un piccolo grande irritante pregiudizio con cui facciamo i conti, credo, tutti quanti, paradossalmente me compresa. È quello legato al contrassegno invalidi, quel bel cartoncino arancione che consente a chi lo espone sul proprio veicolo di avere agevolazioni per la circolazione dell’auto. Nel nostro (anche mio) immaginario il permesso è utilizzato nel modo giusto solo quando è esposto su una vecchia utilitaria, magari anche un po’ malandata, da cui scenda una persona malmessa, che arranchi anche un po’ a camminare, meglio se su una sedia a rotelle. Non neghiamolo indignati, per noi è così. Emanuele, certificato handicappato gravissimo dalla ASL, avendo una disabilità che influisce nella sfera personale ed in quella della relazione, ha diritto e possiede il discusso contrassegno che è perennemente esposto sulla nostra auto, ne abbiamo solo una. E qui inizia il bello perché con una famiglia di 6 persone abbiamo sempre avuto, senza scelta, auto di grandi dimensioni,7 posti, prima un Voyager ed ora una Fiat Freemont su cui il permesso stona un po’, agli occhi di tutti. In più da quel veicolo non scende mai una persona claudicante ma un ragazzino con uno strano congegno blu, forse un nuovo modello di auricolare per il telefono, appoggiato su un orecchio. Così spesso mi trovo ad ascoltare i commenti di chi indignato dice a bassa voce passandoci vicino: “vorrei proprio sapere di chi è il permesso“ o “facile con il permesso della nonna” e ancora “figurati se con un macchinone così…”. Di solito lascio correre, a volte rispondo. Una mattina in Alto Adige andiamo a prendere la funivia per salire sulla Croda Rossa e parcheggiamo l’auto in uno dei due posti riservati, entrambi liberi. Scendiamo tutti e quattro e mentre siamo indaffarati a prendere gli zaini eccoti lo zelante cittadino, di mezza età, che avvicinandoci ci dice tronfio: “Non potete lasciare ‘sto macchinone qui, è riservato! C’è il cartello”. Io lascio correre, ma Andrea no e gli replica già alterato: “Cosa scusi?” E il coscienzioso cittadino ci ribadisce: “Non potete parcheggiare qui !!”. Mi è toccato tirare via Andrea per un braccio e dirgli di lasciar perdere, di metterci l’intelligenza e non farsi rovinare la giornata da chi ha perso una buona occasione per tacere. Recita una filastrocca di Gianni Rodari “..anche il chiodo ha una testa, però non ci ragiona / la stessa cosa capita a più di una persona”.

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