Mi piace pensare che i Della Valle siano gente che non dimentica. Di quelli che, sotto il capello impomatato alla Vittorio Sgarbi, sotto la giacca da imprenditore con la pochette nel taschino, sotto camicie pezzate a livelli colosseali di vergogna, sotto tutta questa scorza di appoggi ritirati ai futuri vertici della Federcalcio, covino un odio verso chiunque gli abbia messo i bastoni tra le scarpe.

Un odio che il tempo sembra aver sotterrato; ma che, in realtà, vive ancora negli occhi di chi festeggiava accanto a Moratti al gol di Oba-Oba Martins.

Così, dopo lo scalo a Monaco, dopo lo scippo di Berbatov, c’è stato subito un summit societario; e non si parlava di calciomercato. Intorno a questo tavolino di marmo, non si discuteva di chi prendere come centravanti al posto del bulgaro. In una stanza lontana da occhi indiscreti, Diego ed Andreino illustravano a Daniele, Eduardo, Sandro e Mariolone il loro piano di vendetta: un piatto marchigiano, da servire freddo. Magari un paio di anni dopo, da lanciare in faccia ad Andrea e Beppe.

Perché la migliore vendetta è colpire negli affetti, là dove il “tifoso” trova riposo ricordando i suoi vecchi idoli: perché pensa che, quelle dolci immagini, non gliele potrà cancellare nessuno.

Ed invece…

Aspettate di vedere Del Piero e Trezeguet che si scambiano passaggi e abbracci. In maglia viola. Poi ne riparliamo di cosa faccia veramente male, pischelli scrittori di trame malefiche. Noi vi colpiamo negli affetti. Noi, vi cachiamo in faccia.

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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