maniCi risiamo. Non appena si fa concreta l’ipotesi di una legge in materia di diritti civili, puntuale arriva la crociata delle forze più conservatrici del paese, quelle che per per decenni – salvo la felice parentesi referendaria degli anni ’70 – hanno condizionato la politica, il costume e l’opinione pubblica italiane.
Che si parli di “pacs”, “dico”, matrimoni, unioni civili o stepchild adoption, ogni scusa è buona per impedire il riconoscimento a tutti del diritto di vivere liberamente il proprio orientamento sessuale e costruire una famiglia con la persona amata, senza subire discriminazioni e ingiustizie (come chiamare l’impossibilità di assistere il proprio partner durante la sua malattia?)
Fin qui ogni tentativo di legiferare è caduto sotto i colpi di “family day”, spaccature interne alle maggioranze, ricatti politici, dichiarazioni delle gerarchie ecclesiastiche. Così l’Italia è rimasta tra i pochi paesi in Europa ad essere privi di una normativa su queste tematiche. E se è vero che la destra porta la maggiore responsabilità di questo vulnus, il centrosinistra non ha ottenuto risultati migliori, dimostrando la fragile unità politica e culturale delle sue compagini governative.
Ma la politica italiana non è che lo specchio di una società dove resistono larghe sacche di conservatorismo, stereotipi, pregiudizi e ipocrisie. Un paese ostaggio di luoghi comuni e della diffidenza verso “l’altro”, che viene ancora percepito come un pericolo per la propria identità e non invece come il modo migliore per prendere piena coscienza di se stessi.
Quello che più inquieta – in questa vicenda come in quella dei migranti – è l’enorme mole di false informazioni e strumentalizzazioni messe in circolo per impaurire le persone e impedire un passo avanti nella coscienza civile del paese. Come se estendere diritti a chi non li ha potesse mettere a repentaglio l’identità e i diritti di chi se li vede da sempre riconosciuti.
Anche stavolta dunque il copione si ripete: il partito di governo è al centro di innumerevoli pressioni (più o meno occulte) e negli ultimi giorni ha mostrato segni di cedimento. Qualcuno ha invocato il voto di coscienza. Ma questa non è una questione di coscienza, bensì di giustizia, democrazia e civiltà.
Da Renzi a questo punto ci si aspetta che proceda con la stessa celerità e irremovibilità con cui ha riformato il mercato del lavoro e la Costituzione. Altrimenti confermerà che c’è una sola voce nel paese che ha più diritto di altre di essere ascoltata, ed è sempre la voce del più forte.

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Cristian Pardossi

Classe ’81, negli ultimi quindici anni mi sono occupato principalmente di politica locale, avendo ricoperto ruoli politici e amministrativi a livello provinciale e nel Comune in cui risiedo. Conclusa quella parentesi nel 2014 mi sono cercato un lavoro e ho avuto la fortuna di trovare quello che mi piaceva di più. Oggi mi occupo di partecipazione, ricerca sociale e politiche pubbliche all’interno di Sociolab, una cooperativa che da dieci anni si è affermata in questo settore. Studi classici e una Facoltà di Scienze Politiche interrotta all’ultimo km ma con propositi di concludere più prima che poi, mi piace leggere saggistica e coltivo da sempre il sogno di scrivere. Governo del territorio, ambiente, partecipazione e beni comuni sono i temi “del cuore”. Pubblicista dal 2004, grazie ad una collaborazione di quattro anni con la mitica RadioQuattro.