Siamo giunti alla seconda intervista con i “protagonisti” delle Volpi Rosse Menarini, la squadra di basket in carrozzina attiva sul territorio fiorentino e non solo.
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Oggi è il turno di Giorgio Cabiddu, sardo d’importazione, che, dopo una lunga carriera in Serie A tra Cagliari, Quartù Sant’Elena e Sassari, ha deciso di vivere una seconda giovinezza “sportiva” con il giglio di Firenze cucito sul petto. Cabiddu è ormai giunto al terzo anno di militanza tra le fila delle Volpi Rosse Menarini e ha saputo apportare alla squadra grande esperienza e trasmettere la mentalità vincente ai compagni.

Ciao Giorgio, raccontaci di te e di come ti sei avvicinato al basket in carrozzina.

Mi sono avvicinato al basket in carrozzina all’età di 17 anni, a distanza di un anno o poco più dall’incidente. Tutto è cominciato allo Stadio Sant’Elia, dove conobbi un ragazzo in carrozzina, che mi chiese se fossi interessato a provare il basket. Quel momento ha cambiato la mia vita: all’epoca non avevo idea che ci fosse la possibilità di praticare sport. Non c’era molta informazione, né programmi dedicati alle divulgazione su larga scala delle discipline adattate.
Ricordo ancora con piacere e con il sorriso sulle labbra i primi allenamenti: giocavamo su un campo all’aperto con fondo in asfalto, sfidando ogni condizione meteo. Pioggia o sole battente ero sempre là, deciso a far rotolare la palla dentro il canestro.

Dopo i primi anni la tua carriera si “impenna”: hai giocato in squadre di altissimo livello e calcato palcoscenici internazionali, cosa si prova e quanto allenamento c’è dietro.

Dopo un paio di stagioni a Cagliari, mi sono trasferito ai BA.D.S, società di Quartù Sant’Elena, dove venne costruita una squadra molto competitiva, composta anche da alcuni atleti stranieri. Assieme alla forza della squadra sono aumentate le responsabilità, gli impegni e il numero degli allenamenti, fino a 4 alla settimana.

Per me è stato un periodo di grande crescita, perché ho potuto rubare i trucchi del mestiere dai ragazzi che venivano da fuori e che avevano un’ esperienza infinitamente superiore alla mia. Sono stati fondamentali anche i loro consigli di cui ho cercato di fare tesoro. Non nego che sono stati anche anni duri, nel senso buono del termine, nei quali l’impegno del basket è stato totalizzante. Ero continuamente in giro per le palestre di tutta Italia e i viaggi per le trasferte erano molto lunghi, senza pensare agli impegni internazionali. Devo ringraziare mia moglie che mi ha sempre “sopportato” e “supportato” nella mia passione.

Poi nel 2015, dopo che per due anni avevi scelto di “appendere le ruote al chiodo”, arriva una chiamata……

Nel 2013 quando i BA.D.S non si sono più iscritti al campionato, ho deciso di ritirarmi. Per due anni ho rifiutato tutte le proposte, anche importanti, che mi arrivavano. Sentivo, però, il bisogno di ritornare in campo.

È il giugno del 2015 quando la mia strada si incrocia con quella delle Volpi Rosse Menarini. Ero in giardino quando squillò il telefono: dall’altra parte della cornetta il mio futuro Presidente Ivano Nuti. Mi chiese se ero disposto a venire a Firenze due giorni, per incontrarsi e conoscere i ragazzi. Gli risposi che lo avrei fatto più che volentieri. Confesso che ero molto emozionato, ma anche in ansia, perché venivo da due anni di inattività: mi chiedevo se sarei stato all’altezza. Dal giorno successivo mi misi a “correre” per le strade scoscese di Selegas, il paese dove vivo, con l’obiettivo di recuperare la forma fisica.
Ero un po’ impaurito, ma anche molto intrigato dall’idea di giocare a Firenze, infatti si trattava della prima esperienza fuori dalla Sardegna e non sapevo cosa aspettarmi: per me si prospettava una avventura tutta nuova.

Raccontaci una tua trasferta tipo. Quali sono le abitudini, i gesti e le scaramanzie che ti accompagnano dalla partenza ai momenti prima della partita.

Solitamente parto il giorno prima della partita da Cagliari Elmas, assieme al mio fido compagno Silvio, che gioca assieme a me. La mia destinazione è l’aeroporto di Pisa, dove ad attendermi ci sono o Ivano, o Alessandro, l’Allenatore. Montati in macchina si parla subito della partita che ci attende, discutendo degli avversari, di come fermarli e vincere la partita, insomma un’ora di disquisizioni tattiche.

Un appuntamento fisso è la colazione con il mio allenatore: rigorosamente cornetto alla marmellata di albicocca e caffè con un cucchiaino di zucchero. Anche in pasticceria si parla quasi solo di basket e, dopo l’in bocca al lupo del barista, che ormai ci conosce e si interessa ai risultati della squadra, è quasi ora di pranzo: un piatto di pennette al pomodoro e qualche fetta di prosciutto crudo, per tenersi leggeri. Arrivati in palestra tutti in spogliatoio per seguire le indicazioni del coach e poi… in campo, pronti a dar battaglia.

Come ti sei trovato con i tuoi compagni, quale rapporto hai con loro?

Con i ragazzi mi sono trovato benissimo, oserei dire alla perfezione. Ma non solo… anche i dirigenti sono fantastici. Sono stato accolto da tutti con grandissima umanità, non solo come atleta, ma anche come persona. Dopo tre anni posso dire che il rapporto che ho con ognuno dei singoli compagni trascende il campo da gioco: è qualcosa di più, sincera amicizia! Non si contano più le pizze tutti assieme e i momenti conviviali dopo le vittorie o il continuo sostenersi e incoraggiarsi l’uno con l’altro dopo le sconfitte. Ho trovato un gruppo che vuole migliorare sempre e che ha permesso anche al sottoscritto di migliorarsi.

Giorgio, come è cambiato, rispetto al passato, il tuo “ruolo” all’interno del gruppo nei tre anni alle Volpi Rosse Menarini?

È cambiato molto. A Firenze ho cercato di mettere a disposizione della squadra tutto ciò che avevo imparato nelle esperienze precedenti. Mi sono trovato a trasmettere agli altri le mie conoscenze. Le Volpi Rosse Menarini mi hanno dato la possibilità di evolvermi e di essere, nel mio piccolo, uno dei punti di riferimento per i più giovani. È un compito di cui sento la responsabilità, ma che mi affascina: è bellissimo vedere crescere, partita dopo partita, i miei compagni di squadra. Io stesso sento di aver ancora molto da migliorare, sopratutto per ciò che riguarda la tenuta mentale: quando giocavo in Sardegna avevo sempre qualcuno più esperto su cui potermi appoggiare nei momenti di appannamento, in cui la palla non voleva entrare nel canestro, adesso devo essere io a trascinare la squadra fuori dalle difficoltà.

Sei tra i migliori realizzatori del campionato di Serie B, viaggiando a una media di quasi 30 punti a partita. Come sta andando la squadra e quale obiettivo vi siete dati tu e i tuoi compagni?

Ciò che conta maggiormente non sono i miei canestri, ma le prestazioni della squadra. Quest’anno stiamo andando alla grande, ben sopra alle aspettative: siamo in corsa per il terzo posto dopo una bella e sudata vittoria di un punto contro Treviso. Quindi l’obiettivo è raggiungere la terza piazza della classifica. Non sarà facile: Treviso è una delle squadre più attrezzate del girone e sarà necessaria una vittoria sul loro campo, oltre a non sbagliare più niente nelle partite che rimangono. Noi ci proveremo, convinti di poterci riuscire, senza mollare di un millimetro. Ci alleneremo e ci faremo trovare pronti. Se ripenso adesso ai miglioramenti fatti in questi tre anni mi sento orgoglioso, stiamo aggiungendo un mattoncino dopo l’altro alla nostra crescita. Siamo forti!

Per concludere…cosa ti piace di più di Firenze e della tua esperienza fiorentina e cosa ti manca della Sardegna quando atterri in Toscana?

Di Firenze mi piace quasi tutto: è una città bellissima, con gente simpatica e che ha un accento che mi diverte tantissimo. Ho detto “quasi”, perché il pane sciocco proprio non riesco a sopportarlo! Ridatemi il mio pane salato!! Una menzione speciale la merita, però, il panino con il lampredotto che mi sono convinto, dopo qualche riluttanza, ad assaggiare e devo ammettere che è davvero una specialità!

Quasi dimenticavo, hai un sogno nel cassetto che vorresti realizzare?

Il piccolo grande sogno che coltivo è quello di potermi trasferire in pianta stabile a Firenze, portando con me anche la famiglia. Questo mi permetterebbe di essere più vicino alla squadra e di allenarmi con i miei compagni anche durante la settimana. Sarebbe fantastico sia per me, sia per la squadra. Per far questo, siccome non si vive di soli sogni, è necessario che io trovi un lavoro a Firenze. Spero con tutto il cuore di riuscirci!! Forza Volpi Rosse Menarini!

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