Avere l’acqua in casa è una comodità a cui non sapremmo rinunciare. Ma dietro i nostri rubinetti c’è un’invenzione che è stata ‘dimenticata’ per secoli e solo recentemente riscoperta: l’acquedotto.

Nel 1870 fu inaugurato l’acquedotto presso la torre di San Niccolò (le ‘macchine dell’acqua’, come le chiamavano i fiorentini). Sino ad allora i fiorentini si rifornivano d’acqua soprattutto grazie ai pozzi artesiani. Ogni casa o palazzo aveva uno o più pozzi d’approvvigionamento. Nelle case del centro storico ci sono ancora gli accessi al pozzo dai vari piani, in maniera che ogni appartamento potesse tirare giù un secchio per prendere l’acqua. Ogni lotto abitativo, quindi, aveva almeno un pozzo e così fu dal Medioevo fino alla fine del 1800. Ma in questo sistema c’era un problema serio. Infatti, molte strade non avevano una vera e propria fognatura e gli ‘scarichi’ erano a perdere nel terreno. Negli scavi archeologici spesso è visibile la vicinanza tra i pozzi artesiani ed i ‘pozzi’ per gli scarichi di vario tipo. L’inquinamento della propria falda acquifera era quindi un rischio rilevante, specialmente ove le case e le attività erano numerose e vicine.

Le 'macchine dell'acqua', presso la torre di San Niccolò

Le ‘macchine dell’acqua’, presso la torre di San Niccolò

Firenze aveva avuto un acquedotto nei primi secoli della propria storia. La città romana di Florentia era dotata di un acquedotto lungo circa 17 km che da Nord, dalla Val Marina, riforniva d’acqua potabile le terme, le fontane pubbliche e qualche casa privata della città. Il termine ‘capaccio’ testimoniato dal nome della via di Capaccio, presso il Porcellino, pare derivare da ‘caput aquae‘, ossia la cisterna di raccolta delle acque. Dall’inizio del II secolo d.C. l’acquedotto rifornì la città per almeno tre secoli. Poi, sia le terme che l’acquedotto cessarono di funzionare. Fu, forse, un attacco militare a tagliare l’acquedotto di Florentia, nel primo decennio del 400 d.C. Non era possibile difendere una infrastruttura come l’acquedotto che si snodava per chilometri nelle campagne. Così, dalla fine dell’impero romano, gli abitanti dovettero rifornirsi d’acqua con i pozzi e del vecchio acquedotto rimasero solo le arcate in rovina a nord della città. Ancora del 1400 queste arcate erano ben visibili appena fuori dalla Porta a Faenza (dove adesso c’è la Fortezza da Basso).
Adesso potete andare al rubinetto e bervi un bel bicchiere d’acqua pulita: non vi pare una bella riconquista?

I resti dell'acquedotto romano di Firenze, presso la scomparsa Porta a Faenza (ove ora c'è la Fortezza da Basso), in una veduta della città del 1470 - da wikipedia

I resti dell’acquedotto romano di Firenze, presso la scomparsa Porta a Faenza (ove ora c’è la Fortezza da Basso), in una veduta della città del 1470 – da wikipedia

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Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.