Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere. E se non ci fosse da ridere, ci sarebbe da prendere a testate il muro.

L’euforia per aver evitato scali intermedi, per non aver compiuto gli stessi errori del caso Berbatov, è naufragata nelle lacrime di Milinkovic-Savic. Questo ragazzone di un metro e novanta – a cui chiedevamo legna e abnegazione in mezzo al campo, come ad un falegname canadese con la camicia a quadri di flanella, temprato dall’inverno rigido e dalla barba ispida e incolta di tre mesi – questo ragazzone con due spalle da bodyguard, con il sangue slavo e la voglia di fare il doppio gioco con Lotito, è crollato sul più bello. Bagnando di lacrime il contratto, mentre la penna stava per segnare la sua firma.

Come se Mel Gibson in Arma Letale guardasse negli occhi il proprio compagno Danny Glover, al termine di un inseguimento in macchina di mezz’ora, tra auto in fiamme ed incidenti mortali. Poi, dopo essersi acceso la sua sigaretta, con quel ghigno da vero duro, che non è un sorriso ma che strappa un sorriso, e che lascia intendere un “ehi… qui comando io”, l’agente Martin Riggs avrebbe ripensato a quella giovane donna, disseminata sull’asfalto, vittima della sua irruenza alla guida. E come una mammoletta, come Chuck nei Goonies, come Den Harrow all’Isola dei Famosi, avrebbe spento la sigaretta con i suoi lacrimoni. Singhiozzando sulla spalla di Danny Glover.

Solo che qui non c’è Danny Glover. C’è una squadra da fare. C’è stata una situazione oltre i limiti dell’imbarazzo. Oltre i confini segnati dalle barzellette di Martufello.

Allora Pradé si è avvicinato ai giornalisti, con più coraggio di Mel Gibson e Danny Glover messi insieme, per raccontare ciò che non era andato. È stato un uomo vero.

Ma io lo avrei apprezzato di più se si fosse presentato fuori dallo stadio e, dopo un signorile “Buonasera”, se avesse preso la rincorsa e sbattuto la fronte contro la transenna che lo divideva da giornalisti. Urlando, con la giacca sporca del suo sangue: “A testate va preso! Si fa ma cacare!”

 

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Mel Gibson e Danny Glover in “Arma Letale”

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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