Come tradizione vuole, non potevo non fare un giro in bici la mattina di Natale. Quest’anno la mia pedalata è stata breve ed è terminata alla stazione Santa Maria Novella. Proprio al suo interno sono rimasto affascinato dal gigantesco albero di natale posto di fronte la farmacia. Insieme alle luci non c’erano le solite palle colorate ma centinaia di pezzi di carta con messaggi scritti. Ogni foglietto comincia con le parole “Caro Babbo Natale”. Non solo richieste di giocattoli da parte di bambini ma soprattutto giovani e adulti che hanno scritto il proprio desiderio all’anziano signore dalla folta barba. Giovanni scrive: “Caro Babbo Natale, poiché qui non lavoro neanche pagando, posso venire a lavorare da te; pulisco la cacca delle renne, ordino l’archivio delle lettere e all’occorrenza se non ce la fai, ti do il cambio a letto con la befana”. Lucia: “Caro Babbo natale che l’entusiasmo dei miei vent’anni non si esaurisca mai, anche se tra un mese ne compirò trenta”. Roberta: “Caro Babbo Natale, vorrei che quando le persone pronunciano la parola “Grazie” non lo facessero come un semplice modo di dire ma usando il cuore”. Alice: “Caro Babbo Natale non voglio nessun regalo ma porta via questi 7 kg che ho preso durante quest’anno; non ho soldi per rifarmi tutto il guardaroba”. Filippo: “Caro Babbo Natale, voglio un sindaco vero non un cabarettista”. Lorenzo: “Caro Babbo Natale, porta un vagone di più pilu pi tutti“. Ma quello che mi ha colpito più di tutti è stato il biglietto di Sonia: “Caro Babbo Natale, vorrei che tutte le persone ogni mattina appena alzate si sentissero felici del fatto di essere vive, di avere occhi per guardare il sole, mani per afferrare gli oggetti. Non usassero le dita solo per toccare lo schermo dei telefonini ma per sentire il calore e l’amore delle persone che le circondano”.

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