Non mi è mai piaciuto salire sul carro dei vincitori.

Non per moralismo. Ma perché esiste un altro carro su cui adoro viaggiare: quello delle checche isteriche.

Checche isteriche da calcio, da Fiorentina, che adoriamo polemizzare e che ci lamentiamo per aver venduto Felipe Melo alla Juventus. Che Julio Baptista, quel gol all’ultimo, nella stagione 2008/2009, proprio non lo doveva segnare con la maglia della Roma: che oggi staremmo a parlare di un epico 4-0 e non di un ben più abbordabile 4-1.

Che se perdiamo è una disfatta morale e che se vinciamo non doveva farsi ammonire Pippo Sguanzebuti: perché era sotto squalifica.

Perché quando conta si perde, quando non conta si vince dominando.

Perché contro Roma, Lazio, Napoli, Inter e Milan siamo riusciti a perdere. Contro tutte, in casa. E quando dobbiamo giocare contro la squadra tecnicamente più avida della serie A, sembriamo il Brasile.

Perché sabato, a Bologna, c’era una sola squadra in campo. Se vincevamo 7-0 nessuno poteva obiettare niente. Ma a noi, contro il Bologna, che minchia ce ne fregava di fare la partita dell’anno? Perché Ilicic non si è tenuto qualche jolly per la finale di Coppa Italia? Perché Ilicic dovrebbe giocare la finale di Coppa Italia? Perché quando serve non si segna mai? Perché Montella ha preservato Matri? Per preservarlo per la finale di Coppa Italia?

Checche isteriche: dal 1926 a fianco della nostra amata Fiorentina.

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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Che peccato

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La grande bruttezza