Ho un difetto al timpano. Il mio timpano è selettivo.  Riconosce solo la musica che ascoltavo quand’ero adolescente.  In questo senso ho avuto la fortuna di essere stato adolescente a cavallo degli anni settanta con gli anni duemila (lapsus, ottanta non duemila….freudiano?). La mia musica nasce insieme al mio cinema. Due primi amori vissuti in piena libertà. Tutti insieme ardentemente. La mia musica, infatti, è quella delle colonne sonore dei film. Dei film visti alla televisione ed al cinema.

C’era un tempo in cui alla televisione c’erano le rassegne di film. Non c’era una programmazione casuale.  Ricordo rassegne dedicate al nuovo cinema americano, alla rinascita del cinema inglese, a Robert Altman, al crepuscolo del west (tutte sui rai2). C’era un tempo in cui i cinema in estate facevano rivedere i film anche di diversi anni prima.  E c’era un tempo in cui c’era il mai troppo rimpianto cinema Universale. C’erano anche i cinema d’essai e c’era (e c’è ancora) lo Spazio Uno. Ma l’Universale con i foglietti dove potevi richiedere i film che volevi vedere rimane qualcosa scolpito della memoria cittadina e nella memoria giovanile di chi l’ha vissuto. Anche qui i film venivano presentati come piccole rassegne definite per genere, tema, interprete, regista. C’era insomma il vizio (virtù?) di dare un senso organico alla propria offerta culturale.

In tutto questo marasma di film visti dappertutto ho imparato ad amare Cat Stevens guardando Harold e Maude, Crosby, Still, Nash e Young con Fragole e Sangue, Leonard Cohen con i Compari, Simon e Garfunkel con il Laureato, Bob Dylan con Pat Garret e Billy the Kid. Ho imparato il piacere di andare ad un concerto guardando all’Universale i concerti degli Who, Pink Floyd, Woodstock, Led Zeppelin, Deep Purple.

Ripensavo a tutto questo leggendo qui su tuttafirenze il bel largo ai novanta di Andreas Lotti ed ho pensato come lo spazio urbano, la tua città,  vive e condiziona le tue passioni. E come anche la velocità del tempo in cui viviamo rende tutto più facile ed a volte troppo facile.  Oggi un ragazzo  scriverebbe un suo personalissimo largo ai duemila (son già 2 i decenni del nuovo secolo….purtroppo) già largamente diverso dal largo ai novanta di Andreas. Oggi sul tuo cellulare arriva tutta la musica del mondo. Ganzo. Ma il rischio è quello dell’isolamento, di sentirti padrone del mondo con il tuo polpastrello.

Ascoltare buona musica allarga gli orizzonti del tuo timpano. Discutere di buona musica va oltre. E’ un buon pretesto per parlare della propria visione della vita.

 

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.