In un giallo deduttivo la capacità di osservazione e di collegamento delle informazioni permette allo spettatore o al lettore (dipende se si tratta di film o libri) di indovinare chi è l’assassino. Da oggi al cinema c’è un elemento in più che aiuta a ridurre il numero dei sospetti: se hanno un iPhone non sono colpevoli.

La rivelazione arriva da Rian Johnson in un’intervista a Vanity Fair. Il regista dell’apprezzato «Cena con delitto» ha svelato come Apple tuteli la propria immagine (anche) ponendo limitazioni alle produzioni cinematografiche e televisive, non permettendo che i cattivi vengano inquadrati con un loro prodotto. Se un personaggio ha in mano un iPhone, quindi, si può stare sicuri che non è un cattivo.

In «Cena con delitto» lo spettatore attento potrà scoprire in anticipo quali personaggi sicuramente non sono colpevoli, semplicemente prestando attenzione a quale telefono utilizzano. Non si tratta di un dettaglio di poco conto, dal momento che nel corso del film praticamente tutti i personaggi sono sospettati del delitto (e che qualcuno effettivamente viene inquadrato con iPhone).

In realtà questo vincolo è da tempo esplicitato nelle linee guida per utilizzare marchi e diritti d’autore presenti sul sito di Apple dove, nel paragrafo «Rappresentazione dei prodotti», viene indicato testualmente che «Il prodotto Apple viene mostrato soltanto nella luce migliore, in una maniera o in un contesto che si rifletta favorevolmente sui prodotti Apple e sull’azienda».

Sicuramente l’“ufficializzazione” da parte di Johnson di questa politica avrà come conseguenza che da ora in poi sarà meno frequente vedere dispositivi Apple in film gialli.

Riguardando con occhi diversi il passato, si possono trovare numerose conferme fin dai primi anni duemila di quanto rivelato da Johnson. Ad esempio in «24», la serie con protagonista Kiefer Sutherland prodotta tra il 2001 e il 2010, i personaggi negativi non venivano mai ripresi in compagnia di un Mac nella stessa inquadratura, bensì sempre e solo con Pc.

Sarebbe interessante sapere se altre aziende del settore abbiano deciso di muoversi in maniera analoga, imponendo di non essere associate a determinate tipologie di personaggi.

La pubblicità indiretta in alcuni casi ha fortemente contribuito alle caratterizzazioni. È difficile immaginare James Bond senza un’Aston Martin (e non è un caso che i suoi film senza le auto del nobile marchio inglese siano tra i meno iconici) o con il polso senza un Rolex (nei primi film) o un Omega (negli ultimi film).

È la prima volta, però, che l’assenza di pubblicità indiretta può essere altrettanto caratterizzante.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.