A Firenze è sempre stato in uso dare epiteti a chiunque e a qualsiasi cosa, e così con quanto veniva affibbiato dal parlare corrente si “passava alla storia”, meritatamente o meno. Non a caso si suole dire “fatta una nomea hai un podere in Chianti”. Ossia: fatti una reputazione e con questa puoi vantare un credito.
Nella nostra città, quando si vuole descrivere una persona di sesso femminile dedita per la maggioranza del suo tempo (se non tutto) ad occuparsi degli affari altrui per poi riferirne i fatti con dovizia di particolari, a più persone possibile, si suole definirla “ciana” ossia “chiacchierona” “lingua lunga”.
Queste antesignane di certi giornali più attenti ai pettegolezzi che alle notizie serie, sembrano provenire tutte (o almeno ne acquistarono la nomea), dal popoloso e popolare quartiere di San Frediano.
Secondo alcuni “ciana” è una forma alterata di “cionna” che in antico volgare significa “donna vile e plebea”, mentre altri la vorrebbero fare derivare  da “chanela” ossia pianella, ciantella, così chiamate certi tipi di calzature indossate proprio dalle nostre donne d’Oltrarno. Da ciantella a ciabattona, il passo e breve, e da qui a ciana basta un altro piccolo salto ed il gioco è fatto.
Tra tutte queste discussioni linguistiche caso volle che alcune di queste veraci fiorentine d’Oltrarno venissero ritratte in più opere dal pittore impressionista Cesare Ciani che, stigmatizzando, se non ne diede il nome perché forse già in uso, sicuramente contribuì a rimarcarlo in quel lessico che ancora oggi è usato e generalizzato per indicare una donna di umili origini con il passatempo di spettegolare.
Ciani fu un pittore di tutto rispetto nel mondo artistico fiorentino di quell’impressionismo post macchiaiolo della fine del XIX secolo. Prima allievo del Ciaranfi, poi del Fattori nell’Accademia di Belle Arti fiorentina, nelle sue opere ha sempre privilegiato la rappresentazione del vero, proprio come le nostre ciane.

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Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.