Vengo da una settimana densa di confronti e incontri fra donne. Molte chiacchiere a lavoro e con le amiche su sentimenti, bambini, famiglia, rapporti con i compagni. Insieme a mia cugina siamo andate a prendere una sorella di mia nonna e l’abbiamo portata a trovare l’altra sorella che ha 95 anni e si ostina a vivere da sola. Hanno buttato all’aria i ricordi, razzolando nelle immagini di campagna e nella guerra. Incitate da noi più giovani hanno rotto molti tabù, mostrandoci molti volti bui delle famiglie patriarcali, della violenza di molti uomini delle loro stesse famiglie. Ho sentito il loro dolore nel doverci trasmettere comunque qualcosa di sporco, che vorresti solo venisse da fuori, da lontano. Ripiegate negli anni, vorrebbero solo lasciarci coperte e asciugamani ricamati con cui avvolgerci e abbracciarci. Ma sappiamo che tutte noi veniamo da storie che si portano soprusi, violenza, cattiveria. Donne in tutto il mondo eredi di questo, più consapevoli di portarsi dentro queste paure e fantasmi, che vorrebbero scrollarsi di dosso nel presente, il ripetersi di questo male. Così m’è piaciuto il flash mob mondiale di one billion rising proprio per San Valentino, perché non siamo la dolce metà di nessuno, perché se l’altra metà è marcia, andiamo a male anche noi. Siamo un frutto tutto nostro. Siamo le spine e non solo le rose. Non siamo regali, ma corpi che hanno voglia di ballare, di ridere, di amare. Riprendersi San Valentino, riprendersi una sciarpa rossa e sventolarla, riprendersi una piazza e una presenza. Ricordandoci che ci vuole tenacia e coraggio a tirare fuori il dolore altrimenti non c’è futuro, proprio come mi hanno insegnato le mie zie. Ed è ancora più intenso che questo succeda nella settimana storica dell’abdicazione del Papa. Potrà mai esistere una Chiesa più vicina alle donne? Potrà mai esistere una Chiesa guidata dalle donne? Nell’attesa, nelle nostre vite, non staremo a guardare o a custodire polvere.

L’Incartauova esce ogni sabato sull’Unità della Toscana

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