Qualche giorno fa si è rotto un condizionatore alla Galleria dell’Accademia di Firenze. Sembra che molti turisti, senza farsi vedere, si siano appoggiati al marmo del David (che, malgrado gli anni, conserva intatta la sua meravigliosa freschezza) per trovare un po’ di refrigerio. Nel frattempo − nonostante l’inesistente escursione termica fra via Ricasoli e l’interno − la gente ha continuato a entrare (secondo qualcuno, faceva più caldo dentro). Si dice che l’impianto di refrigerazione del museo, uno fra i più importanti del mondo, abbia più di 40 anni. Ma come erano fatti allora gli impianti di refrigerazione? Erano in regola con le attuali normative, che se ti ritrovi con una caldaia “vecchia” di due anni vengono a controllartela e a intimarti di cambiarla? O forse erano dei semplici, seppure enormi, ventilatori?
Questa storia, piuttosto desolante nella sua banalità, dimostra ancora una volta che c’è stata poca lungimiranza. Curioso che in tanti anni a nessuno sia venuta l’idea di cambiare i condizionatori di uno dei musei più importanti del mondo, soprattutto in previsione di un flusso turistico che si voleva sempre più imponente. Eppure da tempo l’idea era quella di far entrare più gente possibile, pur in mancanza di un piano, di un progetto per regolare questa “invasione”. E oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti. Firenze è divisa in due: il centro, in mano ai turisti e ormai ben poco fruibile dai fiorentini, e una periferia anonima e in parte anche degradata. Due realtà distanti, lontane, che sembrano non appartenersi. La città-vetrina, che cerca di farsi sempre più bella e attraente, e la città-anonima, ormai indistinguibile da tante altre realtà urbane sparse per il mondo.
La rottura del condizionatore ha per un attimo offuscato i sogni di gloria della città-vetrina. Qualcuno giura di aver sentito una risata di scherno. Era forse la città-anonima? Poi l’apparecchio è stato riparato, non cambiato. Quindi potrebbe rompersi di nuovo. Sottoponendo così il David a rischiosissime dilatazioni termiche, che potrebbero anche provocare rotture soprattutto a livello delle caviglie, molto fragili.
Il nostro eroe appoggiato sulle tibie… per un selfie così si muoverebbero anche dalla Papuasia.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.