Tutto bellissimo. La squadra di provincia che diventa grande; l’allenatore, eterno secondo, che trionfa nella sua sfida professionale più difficile. Il bomber, un tempo dilettante, che trascina la squadra verso il successo.

Caroselli e fiumi di birra. Sbornie e lacrime di gioia.

Tutto bellissimo, tutti entusiasti, tutti felici. Tutti: anche nelle metropoli e nella remota campagna; anche chi, solitamente, tifa chi vince e si esalta per gli acquisti milionari dello sceicco.

Tutti felici, ma proprio tutti. Ne siamo davvero sicuri?

Perché adesso dovete immaginarvi di essere per un attimo tifosi degli Spurs. Di quel Tottenham, campione d’Inghilterra per l’ultima volta 55 anni fa, in quel lontano ‘61. E poi giù, ad ingoiare negli ultimi decenni i successi degli odiati rivali dell’Arsenal e l’epopea russa di quegli arricchiti del Chelsea, che comprano giocatori come fossero figurine e rivendono campioni come fossero bidoni.

Ma per un anno gli Spurs sembrano centrare la stagione giusta, mentre le rivali steccano, una dietro l’altra: dal Liverpool al City, dallo United all’Arsenal, nessuna grande è al tuo passo. Ma da dietro – come in un remake bastardo e di dubbio gusto di “Tremors” – ti spunta questa squadra, che potrebbe essere il Frosinone d’Inghilterra e che ti rovina la festa. Per di più te la rovina in un lunedì sera primaverile, mentre sei avanti 2-0 in casa di quegli odiosi rivali del Chelsea. E al successo ci speri ancora, perché sperare non costa niente. E allora perché non crederci? Perché non andare avanti contro tutta l’Inghilterra e tutta l’Europa? Ma le favole, guarda caso, sono sempre quelle degli altri: 2-2 e tutti a casa, mentre il mondo esplode di felicità sopra la tua testa.

Nessuno si ricorderà delle serpentine di Gascoigne, dei cross pennellati di Ginola e della forza dell’uragano “Harry Kane”. Tutti rammenteranno la favola del Leicester, osannando l’Old Trafford, cantando “You’ll never walk alone” e stropicciandosi gli occhi sui gol di Henry in maglia Arsenal. Perché la Premier League è l’essenza del calcio, ma nessuno vuole mai sentire la tua storia.

spurs
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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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