Lui ha trovato finalmente il coraggio di invitarla. Lei, stupita: “Ma allora sei etero?”. Lui pensa: “Questo è un sì, cavolo!”. L’occasione è importante, il party di raccolta fondi a tema Elvis e Audrey, della ricca comunità di Monterey in California. Lui si presenta sull’uscio di lei in abiti normali e con un casco da bici in mano. Lei invece s’è vestita a tema e gli appare in tutto lo splendore, con la grazia e l’eleganza di Audrey, la prorompenza di Marylin ed i propri sguardi nudi e crudi, senza maschere. Lui non si scompone: “Sono venuto in bici, usiamo Uber per andare al party, puoi tenermi il casco per favore?”. Lei sorride semplice e complice, e insieme si avviano nella loro serata a lume di candela.
Si tratta di una scena dell’ultima puntata della serie televisiva “Big Little Lies”, andata in onda il 19 Aprile. Vedi e ascolti tutto questo e pensi che un altro mondo è possibile. Un mondo dove uomini vanno a prendere la donna dei loro sogni in bici e poi proseguono in taxi. Un mondo dove le donne si propongono fino in fondo per come sono e scelgono uomini senza maschere e senza macchina.
Le serie americane più belle ultimamente hanno come protagoniste le donne. Qui le donne non sono etichette, stereotipi, non indossano maschere anche se si vestono da Audrey Hepburn.  Sono complesse, imperfette, “difettose”, ma vivono fino in fondo sia i pregi che i difetti.
“Amo tutti i miei piccoli rancori, li accudisco uno ad uno come dei piccoli animaletti”, dice di sé una di loro.
Combattono e si combattono per i loro uomini e per i loro figli, non si affliggono, al pensiero fanno seguire rapida l’azione, e alla fine metteranno in atto una pratica che è merce rara per le donne: la solidarietà tra di loro.
Sono delle novelle sanfredianine. In pratica son figlie delle ragazze di san Frediano. Quelle ragazze nella Firenze in bianco e nero del dopoguerra sognarono in segreto una loro California personale, un mondo migliore per il loro futuro. Le ragazze di San Frediano solidarizzarono per prendere metaforicamente a calci nel sedere un giovanottone che le aveva prese in giro. Un giovanottone che nella prima scena del film, “Le ragazze di San Frediano” (liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Vasco Pratolini), corre felice a zig-zag sui Lungarni con la moto rubata nell’officina del fratello maggiore e che alla fine farà lo stesso percorso, ma questa volta spinto da non metaforici calci nel sedere. Le figlie delle ragazze di San Frediano son cresciute nel benessere della California a colori del nuovo millennio e hanno meno voglia di scherzare. A Monterey il loro sodalizio porterà ad un finale un po’ diverso.
Del resto l’America è lontana. Non è dall’altra parte dell’Arno, ma dall’altra parte della luna. Buon viaggio figlie delle ragazze di San Frediano. Ho paura di non vedervi più, ma non si sa mai (ho letto che gli autori stanno già pensando ad una seconda serie…).

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.

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