Nella mia camera di adolescente c’era la faccia in bianco e nero di Michael Stipe, e la sua mano davanti alla bocca con su scritto: “Buck, Mills, Berry and me”. C’erano Rosetta, Elin e Agnes di Fucking Amal, c’erano i commessi di Clerks e c’era la mia Winona Ryder tra Ben Stiller e Ethan Hawke, poi un Leonardo Di Caprio che si atteggiava a Rimbaud, e una rosa rossa sulla pelle chiara di Mena Suvari. C’era una testa come una boccia di pesci rossi nella copertina più bella mai fatta per un cd, This desert Life dei Counting Crows. E dalle casse dello stereo passavano le voci di Grant Lee Phillips, Adam Duritz, Cat Power, Brian Molko e Eddie Vedder. Quando ero adolescente le cose che amavo finivano sui muri e nell’aria. Stavano intorno a me.

Ho sempre pensato che finiamo per mettere le cose che amiamo sui muri non perché siamo arredatori d’interni, no, lo facciamo solo per sentirli meno, per abbatterli un po’. E i muri di Londra in questi giorni per me sono meno muri perché hanno il sorriso malinconico di Cat Power che suonerà a dicembre nella Union Chapel, lo sguardo di Dennis Hooper nelle foto scattate in una vita in mostra alla Royal Accademy, la chitarra in bianco e nero di Jeff Tweedy degli Wilco, i vestiti strani di Angus e Julia Stone e la copertina bianca del nuovo album di Damien Rice. I muri di Londra per me sono meno muri, perché sopra hanno cose che mi fanno sentire vivo come la musica e il cinema.

I muri di Firenze invece in questi giorni sono il volto di Claudio Baglioni, sono Biagio Antonacci che cerca di trovare un po’ di pubblico nuovo mettendosi degli occhiali da nerd, e ancora Emma e i Negrita, Raf e Umberto Tozzi e qua e là, a volte, qualche pezzo da museo (a cui porto un rispetto enorme) come Morrisey e la PFM.

E non voglio passare per uno con la puzza sotto il naso, ma certi manifesti sui muri di Firenze a volte mi ricordano il salotto di una mia vecchia zia dove passavo lunghissimi pomeriggi noiosi, col tavolino di vetro, le caramelle all’anice e al rabarbaro e dei quadri pieni di nature morte alle pareti. I muri di Firenze per me a volte sono proprio muri, quando ad esempio un film come Medianeras è in programmazione solo allo Spazio Alfieri e solo alle 18.30.

E lo so, forse è stupido paragonare i muri di Londra con i muri Firenze, e forse i problemi sono altri, le buche, il decoro e il traffico, ma a volte, l’unica cosa che vorrei, è che ognuno vivesse nella città che più gli ricorda le pareti della sua camera di adolescente. Tutto qui.

Medianeras, fonte foto: berlinfilmcentral.com

Medianeras, fonte foto: berlinfilmcentral.com

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.

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Peni silenziosi

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