A Firenze tra Via Ghibellina, quasi davanti alla Casa Buonarroti, e Via San Giuseppe, corre una strada intitolata alle “pinzochere”.

Molti fiorentini sanno che con questo termine si indicano quelle persone, per lo più donna (ma lo stesso si può dire al maschile), con l’indole troppo predisposta alla “pignoleria religiosa”, ovvero “bigotta”, “bacchettona”. Più correttamente si potrebbero definire dei moralisti sempre pronti ad additare tutti quei comportamenti non consoni a precise regole.

Però l’attuale significato corrisponde all’origine del termine?

Nella Firenze rinascimentale le pinzochere erano laiche appartenenti al terzo ordine francescano, non avevano quindi preso i voti, ma conducevano una vita monastica. Il loro abito era di un tessuto grezzo ottenuto da due diverse coloriture della lana (bianco naturale e nero), che nella tessitura assumeva un colore tra il grigio ed il beige, chiamato appunto “bigio” o “bizzo”. Da qui derivò il termine “pinzo” e da questo “pinzocchera” o “binzocchera” che i fiorentini adottarono per appellarle.

Queste religiose erano per lo più vedove, “malmaritate” (cioè sposate ad uomini che non potevano mantenerle, tipo i carcerati), oppure zitelle, finanche ex prostitute (una regola prevedeva che comunque non potessero avere marito) che, oltre a pregare, si dedicavano alla pulizia di chiese e monasteri. Ad esempio erano loro che si occupavano della cura della basilica di Santa Croce, e forse per questo fondarono un monastero (intitolato a Sant’Elisabetta del Capitolo) posto dove ora è largo Bargellini, proprio dirimpetto ad una porta laterale della basilica, chiamata appunto “porta delle pinzochere”.

Sembra che il significato corrente derivi dal fatto che queste “sante donne” si lamentavano spesso presso le autorità costituite, della presenza nei pressi della chiesa di certe “signorine”. I Signori Otto emanarono così dei provvedimenti restrittivi. I richiami di queste “bigotte” ebbero così ragione, ma la chiacchiera viene e va, e così voci maligne sullo strano comportamento delle pinzochere cominciarono a circolare: troppo presto entravano nella chiesa con la scusa di fare le pulizie; altri “rumors” sostenevano che gli ingressi avvenivano anche di notte e che addirittura esistesse un passaggio segreto tra il loro monastero e quello dei francescani di Santa Croce.

Troppe dicerie che alfine indussero Cosimo primo ad ordinare la loro soppressione.

“Chi di chiacchiere ferisce, di chiacchiere perisce”.

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Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.

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