Quando vedo un’escavatrice all’opera divento come uno di quei vecchietti che stanno ore a guardare gli operai che lavorano. Sono già diversi giorni che le pale meccaniche sono a lavoro per abbattere le case popolari di via Torre degli Agli, strada che collega viale Guidoni a via di Novoli. A fine distruzione, partiranno i lavori per la costruzione dei nuovi alloggi popolari. Erano venticinque anni che il mio amico Francesco abitava in quelle vecchie case. Mi ricordo che da ragazzino, quando andavo a trovarlo, ci divertivamo a mettere il nastro adesivo colorato sulle crepe del muro della sua stanza. La cameretta di Francesco sembrava un quadro di Kandinsky. All’epoca mi sembrava un gioco e non comprendevo il pericolo che correva nell’abitare in quell’appartamento. Nei muri esterni dell’edificio pezzi di ferro cercavano di tamponare altre crepe che negli anni si formavano. Quando mi recavo al bagno, mi diceva sempre di non tirare lo sciacquone ma che ci avrebbe pensato sua madre. Una volta per sbaglio tirai la catenella e non scese niente, ma l’acqua residua nella tazza scomparve con un rumore inquietante. Da qualche mese il mio amico abita poco distante dalla sua vecchia abitazione, nel viale Guidoni, in quelle che sono state ribattezzate le case del vecchio West. Questo complesso di appartamenti è stato costruito come sistemazione temporanea per accogliere gli ex popolari di via Torre degli Agli. La particolarità che gli ha attribuito il goliardico appellativo è data dal materiale con cui sono fatte: il legno. Una versione moderna del telefilm “la casa nella prateria”. Sostanziale differenza è che intorno non ci sono distese di prati ma cemento e auto che sfrecciano. Tra circa due anni, a lavori ultimati, Francesco ha diritto di trasferirsi nei nuovi alloggi.

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