Sei più otto quanto fa?
Mentre scrivo questo pezzo, è l’8 marzo. Festa della donna. Su Google hanno messo un’immagine, il famoso doodle, che per via dell’uso del classico simbolo femminile “♀” sembra che abbiano fatto la festa alla donne. Un cimitero! Oddio non è che quel che sto per narravi sia poi così lontano da questa similitudine.
Apro, appunto Google e mi trovo davanti a questa immagine per la verità evocativa di una tragedia irrimediabile. Clicco allora al centro per attivare il video e invece mi si apre davanti un worm-hole grande come la bocca di un forno.
Dove finisco con tutta la faccia?
Ma proprio contro il faccione di uno dei Tudor! Henry VIII. Ma sì, quello delle sei mogli! Quel monarca che davvero fece la festa ad alcune delle sue sei mogli!
La prima, Caterina d’Aragona, fu ripudiata dopo 20 anni di matrimonio, la seconda, Anna Bolena fu decapitata per essere sostituita con Jane Seymour (morta di parto) l’unica che le diede un figlio maschio; la quarta, Anna di Cleves fu ripudiata; la quinta, Caterina Howard, decapitata; la sesta, Caterina Parr le fece da infermiera e gli sopravvisse.
Capito che tipo era?
Ebbene, vi immaginate l’orrore di finire, proprio l’8 marzo in faccia a costui? Uomo di orrende nature? L’urto fu violentissimo tanto che spazzò via metà della corte e fece strage di fagiani nel raggio di molte leghe.
Si narra pure che nella foresta di Sherwood, uno strano tipo vestito come un cretino, iniziò a tirare frecce in tutte le direzioni, infilzando i ricchi che poi le suonavano ai poveri (per vendicarsi).
Ma questa è un’altra faccenda.
Insomma, per farla breve, uscendo dal worm-hole vidi passare davanti ai miei occhi non tutta la mia vita (che avevo già messo su DVD), bensì la vita di queste disgraziate donne.
Gli inutili tentativi di ottenere eredi maschi, i nati morti, gli aborti spontanei, le morti per parto, le decapitazioni e tutto questo per il capriccio di un uomo inutile che, nel tentativo di dare via ad uno scisma che divise la Chiesa in due (una parte crema e l’altra cioccolato), unificò l’Inghilterra con il Galles e sciolse i monasteri che gli davano acidità di stomaco.
Quando cercammo di scollarci l’uno dall’altro (anche perché io avevo fretta, costui aveva già chiamato gli armigeri per farmi a fette) parte del mio volto rimase sul suo: quando se n’avvise urlò così forte da aprire una frattura nello spazio-tempo e io finii in un worm-hole dove incrociai pure Robin Hood con i calzini spaiati.
Il resto è leggenda.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.