C’è chi ha risolto con la carta da parati.
Chi con una passata di vernice lavagna.
C’è chi ha scelto di lasciar spazio all’estro.
Chi – come me – ha messo una regola: chi sporca pulisce. Vabbè, ci provo. Perché in realtà i miei bimbi partono dal foglio – ma a volte anche no – per poi passare al tavolo, la sedia, le mani, la maglietta. E poi: la porta, i muri, le coperte, i vetri delle finestre, le tende, i divani. Noi le abbiamo provate tutte. Anche lo schermo della televisione.
Hai voglia a spiegargli che si scrive sul foglio. Vuoi mettere?!
E poi – stavo per dimenticarmene: ci sono i babbi! Daiiii, vi prendo un po’ in giro.
I babbi come il babbo tedesco di questa bambina che ha “imbrattato” un muro di Ponte Vecchio. “Imbrattare”, che brutta parola. Ha disegnato qualche stellina, questo è stato!
E il babbo non s’è accorto di niente – e io son così buona che non commento.
Per fortuna da quelle parti passava una pattuglia della Polizia Municipale. Loro sì, che se ne sono accorti. Richiamato all’ordine il babbo, l’hanno multato e messo a pulire.
Anche i vigili, dunque: chi sporca pulisce.
Come me! Sarò mica troppo severa?
Ma no, dai, io le multe non le faccio.
Perché, in fondo in fondo lo so, che quei ghirigori, quei pallini, i fiorellini – pure le stelline di Ponte Vecchio – sono tracce di vita. Di piccole grandi vite, confusionarie e colorate.
Sono i bambini che lasciano il loro segno.
L’importante è che sia – sempre e solo!!! – con colore ad acqua, che va via con una cenciata.
Proprio come le stelline di Ponte Vecchio, sì.

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Francesca Falagiani

Fiorentina d’importazione. Sono mamma – a tempo quasi pieno – di tre piccirulli. La mia vita è piena e rumorosa. Un po’ un caos! Dicono di me che sono una persona solare e positiva. Sicuramente: sorrido, spesso. Sono laureata in Media e Giornalismo, sto studiando per diventare maestra. E cerco di barcamenarmi tra mille cose, come tutte le mamme. E poi c’è il mio blog SmartMommy (http://www.smartmommy.it/). Per raccontare tutto il bello dell’essere mamma. Il bello anche nella fatica, nell’esaurimento, nello sconforto. Che ci sono – è innegabile – ma sono una parte. Per raccontare che si può fare. E lo si può fare divertendosi.