Ha fatto parecchio scalpore Umberto Eco a Torino, che durante una lectio magistralis ha testualmente detto “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli. La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità”.

A distanza di un mese dal fatto, ritengo che sia il caso di fare una riflessione sull’argomento. Lo spunto che viene offerto è degno di un approfondimento ed io, in quanto frequentatore in passato di bar e in quanto, a detta di molti, imbecille, ritengo di avere pieno titolo per farlo.

Pur con l’atteggiamento un po’ snob di certa intellighenzia, Eco ha sollevato un problema reale. È innegabile che i social media abbiano permesso a tutti di esprimere il proprio parere, per quanto vacuo o insulso. Io per primo ne sono un esempio lampante. La conseguenza di questa indiscriminata libertà di espressione, però, è il vero problema. Un profluvio di informazione, nel senso più ampio del termine, nel quale c’è il rischio di non riuscire a districarsi.

Affermazioni come ”l’ho letto su internet” hanno sostituito la vecchia e cara “l’ha detto la tv”. In passato la personificazione dell’elettrodomestico forniva autorevolezza a qualunque stupidata fosse stata udita (o travisata) durante la visione/ascolto di chissà quale programma. Oggi è l’autoreferenzialità del contenitore-Internet a dare autorevolezza a qualunque suo contenuto.

Il rischio è che la mancanza di spirito critico del frequentatore di internet, quando non addirittura la sua pigrizia mentale, non gli facciano compiere il doveroso percorso di scrematura dell’informazione. In un corretto e consapevole processo di lettura è fondamentale, come lo è sempre stato anche in passato per le pubblicazioni “tradizionali”, identificare e verificare la correttezza e l’autorevolezza delle fonti di chi scrive; chiunque scriva e su qualunque argomento. Senza il necessario vaglio critico, il mare magnum delle “imbecillate” rischia davvero travolgere il lettore.

Non ritengo, quindi, che ci fosse uno spirito di censura nell’affermazione di Eco, quanto una giustificata preoccupazione nella mancanza di filtri e strumenti di valutazione da  parte (della maggioranza) dei frequentatori di internet.

Il fatto che poi si siano scatenate polemiche e inanellate interpretazioni su una sua affermazione decontestualizzata, di fatto è una conferma della fondatezza dell’affermazione stessa.

Social

 

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.