Per chi ama rovistare fra vecchi libri, edizioni rare, fumetti del secolo scorso, niente di meglio che alcuni piccoli negozi, ormai da contare sulle dita di una mano, che resistono eroicamente agli store più industrializzati. L’altro giorno ero in via della Rondinella dove via Martini vi fa angolo; due sporti ricchi di edizioni inconsuete ed improbabili con il proprietario, Mirco, sempre pronto a dispensare consigli professionali accompagnati da un sorriso cordiale.

Appostata in un angolo, una vecchia edizione che emanava un’energia particolare, anzi quasi un profumo direi. Lette cinque o sei pagine all’interno del negozio mi sono convinto che dietro il titolo veramente banale e commerciale, si nascondesse qualcosa di più, e in effetti…

Scritto da un biochimico polacco cresciuto in America, il libro è in realtà un sorprendente insieme eterogeneo: un appassionante diario di viaggio, un ricco glossario erboristico, considerazioni sullo stile di vita, un ampio ricettario alimentare, innumerevoli leggende e tradizioni popolari.

Si passa dalla cultura naturalistica degli zingari tramandata di generazione in generazione, agli olandesi della Pennsylvania che usano fortificare i neonati con l’erba gattaia, ai contadini del Caucaso e al loro portentoso Kefir; agli eschimesi e alla cura con acqua fredda, alla leggenda irlandese dello Yorkshire riguardante l’alga fuco o alla aristocrazia cinese che fortificava le lunghissime unghie sempre con impiastri di alga; al più antico cibo dell’uomo, il miele, usato e consigliato da Maometto a Ippocrate, fino a Galeno. Per non parlare dell’esperienza diretta dell’autore che appena adolescente, vide la propria famiglia affrontare la “Spagnola”, col solo ausilio dell’aglio!

Mille aneddoti relativi ad altrettanti rimedi ed erbe, raccontati con un’intensità fra il thriller e la magia della fiaba, legati infine dall’aspetto chimico a conforto di spiegazioni popolari che a volte non sembrano convincere i più scettici. A questo riguardo la cura della polmonite che colpisce una bambina dell’Azerbaijan iraniano, è un capitolo toccante ed emblematico: sembra di essere in “quella” capanna, dove fiumi di aglio vengono fatti bollire in pentoloni da sabba, dove oli essenziali all’aglio, vengono inseriti nel naso e negli orecchi e dove tutto il corpo viene unto con gli stessi unguenti. L’aria pregna di questa miscela vince infine, dopo ore di applicazioni, la malattia.

L’ultimo capitolo è dedicato ad una pianta della giungla singalese dai poteri straordinari… una sorta di fontana della giovinezza, capace di ridare splendore e lucidità alla mente più compromessa…

Che dite, la consigliamo ai nostri politici?

Edizione commentata

Lelord Kordel, Rimedi popolari naturali, Rizzoli Editore, Milano, 1976

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it