Un tempo nessuno viaggiava. Viaggiavano i pellegrini morendo più delle volte per strada, viaggiavano i lord particolarmente avventurosi, ma per il resto, la gente nasceva e moriva in casa. I passaporti sono una cosa moderna, sopratutto come diritto inscindibile di ogni cittadino. Oggi aver l’ingresso negato in un paese, qualsiasi paese, rischia di creare un incidente diplomatico. Aver il diritto di viaggiare è quasi scontato, e benché lo sia da parecchi decenni, un tempo viaggiare era una spesa mostruosa, una battaglia tra agenzie di viaggio e fortuna. Oggi invece c’è internet, ci sono i voli low cost, i last minute, i pacchetti e le soluzioni smart. Il mondo è diventato globalizzato non solo come mercato, ma come mappa, come bussola, come fuga e nuova vita.

Ormai si può partire con un nonnulla, volare in Asia con un’offerta dell’ultimo minuto e dormire a gratis per mesi grazie a couchsurfing, perdersi nelle lande Australiane raccogliendo fragole per una stagione richiedendo visti temporanei per tornare poco dopo a casa cresciuti, diversi, pronti ad un altro viaggio. La partenza è cambiata, il viaggio ha ridotto ridicolmente i suoi tempi di attesa. Un tempo la Cina era dall’altra parte mondo, ora è dall’altra parte della pagina della guida. È per questo dunque importante rendersi conto che anche l’energia stessa di un viaggio ha cambiato la sua aurea, la sua influenza sulla nostra anima, sui nostri pensieri. Le foto hanno divorato avidamente la nostra immaginazione, internet ha rapito il senso di sorpresa, d’incantamento. Una traversata di mesi per raggiungere l’America, dove nel viaggio si rischiava la vita o si incontrava l’amore si invece è ridotta ad una volata di poche ore. Il viaggio dunque, qualsiasi viaggio ha ridotto i suoi costi, i suoi tempi, ma anche il suo effetto. Non basta semplicemente l’attesa, si perde l’idea di viaggio, tutto diventa piuttosto una visita, molto più intensa ma spesso meno impressionante.

Partire deve diventare dunque non una possibilità, un sogno, un desiderio di meta, ma un bisogno, una necessità, una serie di scatti ripetuti, una corsa d’ostacoli di cui non dobbiamo mai bramare il traguardo. Correre, correre, correre verse destinazioni sempre più selvagge, sempre più sperdute, finché rimangono tali, fino a che ce n’è ancora la possibilità. Volare per 400 euro da Roma diretto a Tokyo adesso si può, tra un anno forse non più. Forse costerà 1000, 2000 euro e diventerà una cifra così poco appetibile, così limitante, a cui dedicare al massimo un’unica esperienza nella consapevolezza di non poter più tornare.

Non è il viaggio che conta, è la partenza. E’ il fare lo zaino e decidere il necessario. E’ il chiudere la porta di casa e riaprirla solo dopo giorni, settimane, mesi… anni. Il secondo che la compagnia aerea conferma il volo qualcosa di nuovo viene partito, una novità ha inizio, qualcosa di splendido ed unico, qualcosa che cambia, matura, si evolve in te e diventa eterno. Partire, partire, partire senza preoccuparsi del ritorno, senza preoccuparsi di comprare un biglietto di troppo, prenotare un volo per Lisbona a 40 euro senza esser certi di farcela, perché no? La certezza di poter partire, di aver preparato la speranza di un viaggio è spesso più gratificante del viaggio stesso. Partire dunque, preparare e poi fuggire. Fuggire e poi, semmai, tornare… per poi partire ancora.

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Janos Mark Szakolczai

Irrequieto pellegrino facilmente preda della malinconia, Janos vive in un romanzo di fantascienza ambientato tra Londra, Firenze, Budapest e Cork, che in momenti di lucidità proietta sulla carta confermandogli l’appellativo fuorviante di scrittore. Laureato in filosofia, studia criminologia a Cork, Irlanda e sogna di rinascere tigre. Ha pubblicato romanzi e racconti sia in Italia che all’estero.