Forse non tutti sanno che… − e non siamo sulla Settimana Enigmistica − dal 2011 un pugile fiorentino è campione europeo dei welter. E ancora meno persone sono al corrente del fatto che sabato 14 dicembre questo nostro concittadino ha difeso il titolo per la quarta volta a Londra, battendo all’ultima ripresa, con una grande prestazione, l’inglese Purdy per ko.
Leonard Bundu, di madre fiorentina e padre della Sierra Leone, è uno di quei personaggi che senza grosso clamore e all’insaputa di molti porta il nome di Firenze in giro per il mondo. Cresciuto, sportivamente parlando, all’Accademia Pugilistica Fiorentina sotto la guida del maestro Alessandro Boncinelli, ha trentanove anni portati benissimo. Addirittura tredici più del suo ultimo avversario. Una carriera senza sconfitte la sua, che dopo il titolo europeo potrebbe portarlo a combattere per la semifinale mondiale. Eppure, nonostante sia fiorentino, lo conoscono gli amici affezionati e quelli che hanno veramente a cuore le vicende dello sport cittadino. Tanto che la notizia del suo ultimo successo ha avuto poco clamore e altrettanto poco spazio.
Già il pugilato è uno sport non molto popolare, vista anche la penuria di grandi campioni e quindi di altrettanto grandi incontri. L’uscita poi dal cono di luce della televisione l’ha reso praticamente invisibile. Però − e lo diciamo da sfegatati tifosi viola − sembra abbastanza strano che i dolori del giovane Gomez abbiano molto più risalto delle imprese di un pugile che dà lustro al nome di Firenze. Evidentemente fa più notizia una “regale” (ma banale) infiammazione di una vittoria…
In un’intervista concessa prima della partenza per l’Inghilterra, Bundu aveva detto che in caso di sconfitta avrebbe chiuso la propria carriera sportiva. Questo non accadrà, perché Londra ha portato fortuna al nostro pugile e alla nostra città. Che qualche volta, detto beninteso con tutto l’affetto possibile, certe fortune non le meriterebbe.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.