esameBuongiorno, sono una studentessa di quinta liceo e quest’anno devo fare la maturità. Siamo tutti sotto stress: studenti, genitori e insegnanti. Ma secondo lei questo esame ha ancora un senso? Laura

Gentile Laura, l’esame di maturità, o esame di Stato, come sarebbe formalmente più corretto chiamarlo, è in fondo un rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Per questo ha un significato particolare e, non a caso, rimane spesso indelebile nella memoria di tutti noi. Non tanto per il voto, perché uscire dalla scuola con 70 o con 80 non cambia la vita. Anche se una buona valutazione può dare qualche chances in più per l’Università o il lavoro e rappresenta comunque una soddisfazione personale.

Ma il valore di quella prova sta altrove. Nel fatto che per la prima volta si è sottoposti ad un esame vero. Dove occorre saper reggere la tensione, confrontarsi con commissari esterni che non si sono mai visti prima, sottoporsi ad un colloquio orale e a prove scritte non facili. È effettivamente un esame di maturità. Però allora dovremmo veramente interpretarlo come tale.

Quello che intendo dire, cara Laura, è che l’esame di maturità ha un senso in sé come rituale di passaggio verso l’età adulta. Ma avrebbe maggior valore se lo rinnovassimo e ne cambiassimo le finalità, l’impostazione, il “clima”. Intanto bisognerebbe avere il coraggio di rinunciare a farne un momento di verifica delle conoscenze. Quelle le hanno già considerate gli insegnanti nel corso dei cinque anni precedenti. E potremmo cominciare a valutare le competenze, la capacità di fare collegamenti e ragionare in modo autonomo, il senso critico, il saper risolvere i problemi, l’originalità di pensiero. Mettiamo i ragazzi di fronte a delle questioni autentiche, collegate alla vita reale e vediamo come se la cavano, se le sanno risolvere. Ma c’è un rischio. Che finiamo per scoprire che quelli più pronti ad affrontare la vita, in tutti i suoi aspetti, tecnici, sociali o culturali, non sono quelli a cui negli anni precedenti abbiamo dato i voti più alti. Ed allora dovremmo interrogarci su qual è il senso della scuola e se vogliamo che l’esame di Stato continui ad essere una sorta di “conta delle nozioni acquisite” o possa diventare una vera e propria prova di maturità.

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Ludovico Arte

Di lavoro faccio il preside dell’Istituto Tecnico per il Turismo “Marco Polo” di Firenze. Poi ho l’incarico di coordinatore dell’Area Psicopedagogica del Settore Giovanile della Federcalcio.
Nella mia vita precedente ho fatto prevalentemente il sociologo e l’insegnante di psicologia. La mia vera passione è lavorare con i ragazzi, cercando un modo diverso di fare educazione.
Sono nato in Calabria, ma vivo a Firenze da molti anni.
La Calabria mi ha insegnato a non dire certe cose, in Toscana ho imparato a dire le cose come stanno. Da entrambe però ho capito che quello che sei e quello che fai valgono più di quello che dici.