L’ estate sta finendo / e un anno se ne va / sto diventando grande / lo sai che non mi va.

Non so se siamo un popolo di santi e navigatori, ma di poeti sicuramente. Questi sublimi versi, tra i più intensi ed evocativi composti nel novecento, sono scolpiti nella memoria collettiva. Come per tutte le opere poetiche universali, l’intensità di queste rime non è solo appannaggio dei cultori della poesia del secolo scorso, ma di tutti; in particolare di coloro che sono negli “anta”.

Sono trascorsi, infatti, trent’anni da quando, nell’ormai (purtroppo) lontano 1985, “L’estate sta finendo” ha indelebilmente segnato l’estate di un’intera generazione.

Se sul valore poetico e artistico del brano qualcuno potrebbe anche dissentire, sul valore storico non c’è alcun dubbio: “L’estate sta finendo” ha definitivamente incoronato i Righeira come i re incontrastati del tormentone estivo.

Nelle estati degli ultimi anni, una delle cose di cui sentono la mancanza i “vecchietti” è (anche) il caro vecchio e bistrattato tormentone estivo. Qualche lustro fa, infatti, alcuni brani musicali nel periodo estivo caratterizzavano (o, meglio, infestavano) la programmazione di radio, televisioni, locali, eventi e attività varie.

Volenti o nolenti i tormentoni estivi accompagnavano e scandivano i momenti di una singola estate, diventandone la colonna sonora e i Righeira, che vantano un numero inarrivabile di tormentoni (Vamos a la playa, No tengo dinero, Hei Mama, L’estate sta finendo, etc.), sono la personificazione del concetto stesso di tormentone.

I tormentoni estivi, però, sono storicamente limitati ad un periodo di pochi lustri, terminato a causa dei cambiamenti tecnologici e sociali.

All’epoca la fruizione musicale avveniva in buona parte in maniera collettiva. I juke box nei locali, le trasmissioni delle poche emittenti televisive (“Festivalbar” su tutte), i “radioloni” in spiaggia, le feste di piazza erano “sorgenti” che diffondevano la musica ad una vasta platea che, più o meno passivamente, si trovava la colonna sonora della propria estate confezionata.

Recentemente l’affrancamento della musica dai supporti fisici (da anni ormai gli addetti ai lavori parlano di “musica liquida”, riferendosi all’informatizzazione dei brani musicali) ha contribuito in maniera determinante all’individualizzazione della fruizione musicale.

I Juke box sono scomparsi, i canali televisivi che programmano (in maniera esclusiva o meno) musica sono cresciuti esponenzialmente, facendo perdere sia ai singoli brani che agli eventi musicali quella connotazione massiva che si aveva all’epoca; l’ascolto musicale è sempre più personalizzato sia nei mezzi (lettori mp3, smartphone, etc.) che nelle fonti (playlist, streaming, download, etc.). Il risultato è una frammentazione che porta il singolo fruitore di musica ad un ascolto molto più consapevole e mirato, ma meno “globale”.

Addio, quindi, ai tormentoni. In quest’ottica le apparentemente futili parole dei Righeira acquistano un valore metaforico difficilmente immaginabile. I versi d’apertura di “L’estate sta finendo” diventano la cruda parafrasi del passaggio del tempo. Si invecchia, ci si guarda indietro, si rimpiangono i tormentoni estivi e ci si rende conto che il tempo passa e, decisamente, non lo si gradisce:

L’estate sta finendo / e un anno se ne va / sto diventando grande / lo sai che non mi va.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.