Nella vita tendiamo a rifiutarci di usare la parola addio. E’ come se il nostro corpo rigettasse questo termine. Semplicemente, non riusciamo a chiudere mai un capitolo davvero, qualcosa rimane sempre, un frammento, un ricordo, una virgola, un sospiro… mai un punto.
In amore ed in odio, d’addio è un termine insignificante. Chi ama non saprà mai separarsi del tutto, non osa; e allo stesso modo, chi odia non darà mai la soddisfazione di separarsi sempre dal suo fastidio, non abbasserà mai la guardia. Dopotutto viviamo in un mondo così connesso, così sociale, che  dirsi addio sembra quasi maleducato, un termine sofisticato.
Ma si può dire addio alla propria vita, alla propria città?
Cinque anni fa mi feci questa domanda. Partii per un luogo lontano da Casa, costretto da circostanze  indefinite. Guardai le sue vie strette, lo splendore delle sue piazze, sorrisi agli amici che vi lasciavo in attesa, la ragazza che dopo tanti anni insieme per la prima volta lasciavo sola, e mi domandai: è un addio questo?
Non fu una partenza tragica certo, non fu un esilio su qualche isola deserta. Fu una partenza che seguì dopo già due mesi un primo emozionante ritorno, e pochi mesi dopo, un altro, lunghissimo, per le malinconiche vacanze di natale. E poi ancora, ed ancora. Partenze e ritorni, abbracci e saluti, che si susseguono senza sosta nei miei anni, nei miei approcci, nelle mie conoscenze ed amicizie. Mai partito del tutto, mai ritornato per certo.
Gli addii non furono mai espressi, mai intesi, mai sentiti. Dunque, perché significativi? Perché ripensando a quella mattina di cinque anni fa, quando partii per la prima volta da Casa, nella mia immaginazione vedo le mie labbra, mentre il treno parte e le braccia ondeggiando in un caldo saluto, muoversi mute e formare quella parola così decisa, quelle due sillabe così rare da unire: Addio. Le ho davvero espresse? O sono solo parte della mia immaginazione, anni dopo, che si fossilizza su questa impressione di saluto, questo fantasma di perdita.
Partii non desiderando che tornare il più presto possibile, eppure, quel giorno, il mio cuore tacque ed la mia coscienza gridò ‘Addio’.

Addio.

Gridai addio nella anima a quello che fu, e che lentamente, si perse, si sgretolò in un sospiro, in un freno di treno ed il decollo di un aereo. Partii non desiderando altro che tornare si, per poi scoprire, nel tornare, che non fui io a pronunciare quelle parole, non fui mai io a muore le labbra, a sospirare addio, ma Casa stessa.
Quando tornai qualcosa mi sembrò cambiato. Non c’era nessun motivo valido per crederlo, ma benché gli amici, gli affetti, i sentimenti erano rimasti uguali, erano diversi.
Ero cambiato io, ero cresciuto un po’, tra volti e pensieri nuovi. Tra strade e piazze nuove. Partii su un treno da una città che mi sospirava addio, perché sapeva che non sarei mai tornato. Colui che tornò fu un’altra persona, una persona diversa, cambiata e forse, perché no, cresciuta. Colui che partì fu perso, dimenticato, e salutato con un pacata certezza di non tornare mai più.
Addio è una dolcezza che ci si concede poco, perché più delle volte non siamo noi a pronunciarlo, ma è lui stesso che, nel silenzio, nell’incomprensione, si pronuncia per noi. Una dolcezza che si ripete docile, nelle vene del tempo, nelle nostre avventure della vita, del viaggio, del destino. Un dolce addio che si ripete all’infinito, seguito da un altrettanto infinito incontro. Chissà, forse questa rubrica è proprio un invito ad accogliermi di nuovo, farle capire che seppur cambiato, cresciuto e allontanato, qualcosa, una scintilla, un sospiro, è rimasto presente, è rimasto dall’io precedente, pronto ad amare, ricordare Casa, e narrare le scelte e sentieri che hanno portato, dall’Addio, al ricongiunto abbraccio.

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Janos Mark Szakolczai

Irrequieto pellegrino facilmente preda della malinconia, Janos vive in un romanzo di fantascienza ambientato tra Londra, Firenze, Budapest e Cork, che in momenti di lucidità proietta sulla carta confermandogli l’appellativo fuorviante di scrittore. Laureato in filosofia, studia criminologia a Cork, Irlanda e sogna di rinascere tigre. Ha pubblicato romanzi e racconti sia in Italia che all’estero.

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