Abbiamo talento e abbiamo fame. Abbiamo una carica tremenda che si tramuta spesso in frenesia. Abbiamo una voglia di vincere che sfocia nella paura di perdere.

Abbiamo forse a disposizione la nazionale italiana più ricca di talenti di sempre. Forse anche più di quella che si tinse di oro agli europei del ’99, sospinta da Myers, Fucka e Meneghin.

Questi sono gli Europei di basket: che si giocano ogni due anni, che hanno una formula a 24 squadre e che per questa volta si disputano in quattro nazioni diverse, con la fase finale in Francia. Sono gli Europei in cui il vero padrone è l’equilibrio e in cui qualsiasi cosa può fare la differenza: anche l’asciugamano roteato con più forza e voglia di incitamento dall’ultimo dei giocatori in rotazione, quello con meno minuti sul parquet, quello addetto a portare le borracce.

Sabato sera l’esordio dell’Italia, con la tensione in quintetto base. Partenza da infarto contro la Turchia, la voglia di rimonta e le unghie dilaniate dal nervosismo. Una sudata stratosferica sul divano. Gallinari che sbaglia il libero del pareggio ma che sarebbe comunque da celebrare con una statua. Che, se a grandezza naturale, toglierebbe tutte le riserve di marmo a Carrara.

Poi la sfida da non fallire, per non tornare già in Italia: per non passare dalle manie di grandezza alla disfatta. Con l’Islanda le unghie sono finite, i pugni sul divano non si sono contati, ma alla sirena finale sono stati due punti di vitale importanza. Nonostante l’infortunio di Datome.

E adesso? Adesso viene il bello. Perché ogni sfida è decisiva. E viene solo da pensare: potete ripetere quanto volete che avete la Champions in esclusiva per tre anni. Ma uno spettacolo come gli Europei di basket è qualcosa che rimane, al di là del successo della propria nazionale. Perché quegli scricchiolii delle scarpe da ginnastica sul parquet sono una sinfonia per chiunque. Anche per i non appassionati.

basket

Il gruppo c’è, il tifo c’è, la voglia c’è. Il talento c’è. Forse manca ancora qualcosa: ma gli Dei del basket custodiscono gelosamente questo segreto

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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