Ho sempre desiderato che i miei figli imparassero a nuotare, perché io non ne ho avuto la possibilità: esulava dai progetti educativi dei miei genitori, nati in un paese inerpicato sull’appennino abruzzese. Sono cresciuta con questo desiderio, nei miei sogni nuotavo in mare aperto, senza paura. Che loro imparassero era per me una priorità e Firenze è piena di piscine. Perciò iniziamo, prima Cosimo e Davide che imparano senza difficoltà. Poi arriva il turno di Emanuele ed io inizio a scoprire questo mondo nascosto, che si svela solo a chi vive in prima persona la realtà dell’Handicap. Siamo a fine 2005, Manu ha 4 anni, e gli è stato impiantato da poco con un orecchio bionico grazie al quale pian piano inizia ad entrare nel mondo sonoro, ma in acqua va tolto ed allora non sente più nulla, men che meno la voce umana. È un pesciolino che non sa nuotare, però innamorato dell’acqua che non gli fa paura.
Inizio il mio pellegrinaggio tra le piscine fiorentine, spiego la situazione ed ottengo sempre la stessa risposta: “ Vedremo se è possibile, non possiamo inserirlo in un corso con gli altri…casomai lezioni individuali…mi ci faccia pensare” e, a giustificare il tutto, “noi lo diciamo per il bambino, per la sua sicurezza, se senza impianto non sente nulla come fa l’istruttore in acqua…”. Insomma i sordi o sono tutti autodidatti o figli di istruttori di nuoto, mi pare di capire. Questa è stata la prima rivelazione: la disabilità traccia un solco invisibile, di qua il mondo dei normali, di là quello dei disabili, ma io non lo posso ancora accettare e non mi do per vinta, così approdo all’Olympus, in via di Ripoli, proprio accanto al vecchio istituto per sordomuti, dove hanno inaugurato da poco la piscina. “Sarà un altro no” penso, mentre aspetto di parlare con la ragazza del desk. Ricomincio la storia: “…è sordo…senza impianto non sente …” e così via. La ragazza mi sorride e mi scrive il numero di Alessio, il responsabile della piscina:  ”Parlane con lui”.
Chiamo subito Alessio che mi risponde: “Ok, portamelo giovedì per una prova”. Pensando che non abbia capito gli rispiego e lui:  ”Ok, a giovedì” mi ripete. Non ci credo e glielo dico per la terza volta: ”Senza impianto non sente nulla!” “Ho capito” risponde Alessio quasi spazientito e aggiunge ”non serve sentire per imparare a nuotare”. È iniziata così: Alessio ha insegnato a nuotare a Manu e ,vincendo le mie ritrosie, anche a me! Ed io porto Manu in piscina a Bellariva, nell’acqua di due metri e mezzo, e nuoto con lui e con Fede, il mio quarto figlio. E penso che grazie al mio bimbo sordo, e ad Alessio, ho realizzato il mio più grande desiderio! Anche oggi ero in piscina.

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