In questi giorni a passeggiare per Firenze non era raro trovare dei singolari soggetti. Oddio passeggiare non è proprio il termine adatto. Chi passeggia generalmente non ha una meta precisa ed è incuriosito dal luogo dove ha scelto di fare la sua passeggiata. Loro, invece, no! Che intorno a loro ci fosse la discarica di case passerini o il Duomo e il campanile di Giotto non faceva nessuna differenza. Loro stavano sfilando. Ecco, sfilare è il termine giusto. Sfilavano concentrati sui loro movimenti fintamente spontanei, sui loro sguardi seri, serissimi, compiaciuti, compiaciutissimi. Ed erano facilmente individuabili: pantaloni rimboccati in su, scarpe di pelle e assenza di calzini. I più arditi avevano anche dei foulard annodati ad una caviglia. Sfilavano concentrati solo su se stessi e quindi da soli, ma si potevano trovare in gruppo vicino alla Fortezza da Basso. Annunciazione, annunciazione, sono arrivati gli ultrapitti!

L’invasione odierna nostrana degli ultrapitti è ordinata, pulita e indolore. Pellizza da Volpedo oggi disegnerebbe loro come moderno quarto stato. La loro invasione non è crucca, assassina e vorace come quella degli ultracorpi del film degli anni cinquanta di Don Siegel (L‘invasione degli ultracorpi). Quelli erano degli enormi baccelli che avevano invaso una città sostituendosi ad uno ad uno ad ogni abitante. In comune avevano semmai il fatto che protagonisti erano comunque dei baccelli (leggi fave). Il film all’epoca fu anche letto come metafora anticomunista. Secondo una parte della critica, sempre smentita dall’autore, quei baccelli altro non erano che i comunisti che volevano ammazzarci tutti. Don Siegel comunque sia è stato un grande regista americano tanto che Clint Eastwood dedico l’Oscar, vinto con il film Gli spietati, a lui e a Sergio Leone (direi decisamente meglio che a Maradona come quest’anno ha fatto qualcun altro, ma questa è un’altra storia). Non abbiamo notizia delle preferenze politiche e/o ideologiche dei nostri personalissimi invasori ultrapitti, ma una cosa la possiamo dire con estrema sicurezza. E cioè che devono avere visto molti documentari sull’alluvione del 1966 se viaggiavano tutti con quei pantaloni rimboccati, senza calze e con delle scarpe evidentemente di fortuna…dati i colori. A parer mio, già che c’erano, meglio direttamente a piedi nudi. Chiedo scusa, ma la mia non è una rubrica di moda.

(Visited 66 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.