Cimitero degli Inglesi. Donatello’s Square. Fu edificato nel 1828 dalla Chiesa Evangelica Riformata Svizzera su una montagnola poco fuori Porta a Pinti, per dare degna sepoltura anche a chi non era né cattolico né ebreo e che fino ad allora, se moriva a Firenze, finiva sepolto come minimo a Livorno. Nel 1870, Giuseppe Poggi, seguendo il suo progetto di ampliamento per Firenze Capitale (1865-1871), demolì le mura medioevali della città per costruire i viali di circonvallazione. Demolition man non risparmiò la Porta, lasciando il cimitero isolato, nel bel mezzo del viale. Cambiò però la forma di quest’ultimo, trasformandola da poligonale a ovale e lo arricchì di alberature (soprattutto cipressi). Creò l’Isola dei Morti.

Arnold Böcklin (1827-1901), pittore romantico-simbolista tardo ottocentesco, fu conquistato dall’Italia e dalle suggestioni della sua cultura classica. Nell’arco delle sue peregrinazioni italiane visse anche a Firenze dove soggiornò dal 1874 al 1879. Sua figlia Maria, morta precocemente, è sepolta al Cimitero degli Inglesi. Contatto.

Böcklin, colpito dalla singolare collocazione del cimitero e influenzato, probabilmente, dagli stati d’animo che lo attanagliavano in quel periodo, dipinse un quadro. Dipinse l’Isola dei Morti.
Nessuna spiegazione sul suo significato, se non questa:

L’effetto deve essere un silenzio tale da spaventarsi sentendo bussare alla porta.

Silenzio, vuoto, sospensione, angoscia, soggezione, immobilità, paura dell’ignoto, mistero. Vita e morte. Eternità. Sensazioni che si aggrovigliano rotolando in un tetro onirico viaggio nella psiche umana, un viaggio da fermi, guardando il quadro. Un messaggio talmente potente da penetrare l’osservatore, da ipnotizzarlo. Talmente potente da decretare l’inesauribile successo del dipinto che arpiona sapientemente dal subconscio umano le ataviche domande, inesauribilmente senza risposta, sulla nostra condizione: chi siamo? dove andiamo? cosa (ci) facciamo? A tal punto che Böcklin fu “costretto” a dipingerne ben 5 versioni. Una di queste personalmente acquistata e posseduta dal Führer, come si vede in una fotografia del 1940 scattata a Berlino nella Cancelleria del Reich insieme a Molotov e Ribbentrop.

Sgombriamo il campo da facili strumentalizzazioni, non solo Hitler l’adorava. Anche Freud, capace sicuramente di coglierne i sottili, inconsci meccanismi, l’apprezzò. Ma anche Salvador Dalì e H.R. Giger, disegnatore di Alien, Rachmaninov e Milo Manara. Per finire con una cascata di citazioni in romanzi, fumetti, immagini, dipinti, scenografie, film. Un esempio riuscito di ottima comunicazione visiva, direi.

Chissà cosa direbbe Böcklin se sapesse che il cimitero che gli (ci) fece sovvenir l’eterno, è oggi uno svincolo trapanato da traffico e inquinamento. Un tempo simbolo agghiacciante dell’assoluto silenzio dell’esistenza, oggi simbolo agghiacciante della caciara italica.

L’isola dei morti – http://it.wikipedia.org/

GIGER – http://eracyberpunk.altervista.org/h_r_giger_2.htm

Un interessante articolo di approfondimento di Vilma Torselli.

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Emiliano Pierini

Emiliano Pierini, architetto, proviene dagli anni settanta. E’ nato, ci vive e ci lavora, a Firenze (ci cazzeggia anche). Ama osservare lo spazio che ci circonda da Google Earth fino al particolare più piccolo. Ma anche fantasticare su mondi immaginari. Ama la fantascienza, la metafisica, la nebbia. Di schiacciate alla fiorentina ne può mangiare anche tre di fila.

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