AllendeSono sul greto dell’Arno, proprio sotto i canottieri ed alzando lo sguardo mi ritrovo ancora una volta ad ammirare lo spettacolo architettonico del Ponte Vecchio. Non so perché ma la sua maestosità ed armonia mi fa venire in mente qualcosa di epico, di solido e di lotta. Saranno le ombre dei guelfi o ghibellini o la traccia dei passi di un Dante Alighieri, ma qualcosa mi riporta ad un motto più che famoso: Liberté, Égalité, Fraternité… da questo guazzabuglio storico ne esco con la lettura che ho appena terminato.

Il libro dell’Allende ha quel respiro epico e di epopea che ho appena accennato. Il fulcro del romanzo sta intorno alla disperata lotta per la libertà. Tutto intorno si svolge la vita dei Caraibi di fine settecento; siamo in una Santo Domingo in mano ai bianchi ricchi possidenti terrieri. Toulouse Valmorain è uno di questi: giovane ed intraprendente con ottima cultura, quasi un liberale, che si trova però quasi costretto ad assumere il ruolo dello schiavista. Ruolo che interpreta in maniera tollerante ma non senza peccati.

Al suo servizio la piccola di colore Zaritè, detta Tetè: bambina di nove anni ma già matura per capire le amarezze della vita. La storia di Tetè è la storia di una schiava per così dire fortunata: alle dipendenze dirette del padrone, conosce ed apprende la lingua francese, i costumi ed il pensiero dei bianchi; piano piano si forma l’idea di libertà, della propria libertà, che ne diventerà il suo obiettivo fondamentale e di vita.

Accanto a lei un mondo di frivolezze, mondano e cinico che non percepisce l’ondata di ribellione che attraversa le anime di questi uomini comandati a frustate e venduti come carne da macello.

È una epopea corredata di innumerevoli quadri familiari; dal proprietario alla sua cortigiana preferita, dal dottore del paese ai militari della guarnigione, dalla “donna delle erbe” all’eroico Gambo che col tempo diventerà l’uomo di una Tetè ormai cresciuta, oltre che simbolo e capo dei ribelli.

L’azione si sposta poi, dopo l’occupazione di Santo Domingo, in Louisiana dove Valmorain fugge con tutta la famiglia per ritrovare una equivalente posizione nella società.

Sarà qui che Tetè, dopo una vita di tribolazioni, incontrerà finalmente la libertà.

Costruzione impeccabile di ogni figura, indagata a fondo dal punto di vista psicologico. Romanzo sociologico e storico che non scorda la struggente storia d’amore fra Tetè e Gambo.

Edizione commentata

Isabel Allende, L’isola sotto il mare, Feltrinelli Editore, Milano, 2009

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it