– Eccone un altro! – fa lui.
– Di che? Di fichi? – chiedo io.
– Di bischeri! – replica lui.
– Come? –
– Ma sì, e t’ha capito! – e poi prosegue:
– Chi vuol esser bischero sia.. –

Questa conversazione è intercorsa fra me e tale Lorenzo De Medici. Lo conoscete? Io sì, l’ho incontrato nel 1479. A casa sua.

– Ma che se’ pazzo? – faccio io.
– No, guarda, (mi fa lui) de Pazzi non me ne parla’ che l’anno scorso, la mattina del 26 aprile durante la funzione in Santa Maria del Fiore già m’hann’ucciso il mi’ fratello Giuliano! –
– Ma no, volevo dire che dovevi scrivere: “Chi vuol essere lieto sia!” –
– Icché? Sai come dirò invece? “Chi vuol esser lieto… sieeeee!” O come si fa a esser lieti? –
– Ma sta scritto nel tu’ sonetto! – rimbecco io.
– Quale sonetto? Quello che del cul fece trombetta? (se lo disse Dante) –
– Bona Ugo! – sbuffo io.
– O chi glié costui? E ‘un lo conosco! –
– Lascia stare: e ‘un tu se’ Lorenzo de Medici? –
– Si! (mi fa lui) Senza frontiere! –
– O abbozzala di fa’ i’ chiasso! Segui me! La storia ci ha consegnato il tuo poemetto oltre all’opere tue magnifiche che tanto hanno dato lustro alla Firenze nostra. –
– Per cui? –
– Per cui reggimi la parte che devo finire il pezzo! –
– Quale pezzo? Mica gliè di carne eh? Che già il mi’ babbo e gli ebbe la gotta! –
– E son finito qui per via di un worm-hole, vengo dal futuro, e ‘un mi far perder tempo in codeste discussioni! –
– Bellino lui! Ora viene qui a raccontare balle.. e ne ho già messe diverse sullo stemma mio. –
Trasecolo!
– O Lorenzino! Che son venuti altri prima di me? Dal futuro? –
– Eccome! –
– E come gli erano? –
– Bischeri come te che ci se’ cascato! –

E ride come un ossesso piegandosi in due, poi in quattro, poi in otto, poi in sedici fino a diventare una fisarmonica!
Che Lorenzo il Magnifico, il mecenate che fece di Firenze quel che il mondo ammira fosse uno zuzzerellone non lo sapevate eh? Ma ‘un n’aveva voglia di far nulla!
Insomma fu così che fui io a dettargli le strofe.

– Vai, scrivi! Quant’è bella giovinezza..
– E poi? –
Che si fugge tuttavia.. noo! Fugge! Fugge! Non segge! Fava! –
..Che si fugge tuttafica..
– O che l’abbozzi? Scrivi per bene! Tuttavia!
E poi di seguito:
Chi vuol esser lieto sia.. O che ricominci? Vai! Scrivi!Di doman non c’è certezza! Per bene! Scrivi per bene! –
– O i cché son codeste strofe? –
– Le chiamerai “Canzona di Bacco” –
– Oh perbacco! –

Manca poco che gli tiro una zifonata!
Però poi s’è finito tutto. Lui ha scritto quel che ricordavo de’ so’ Canti Carnascialeschi studiati a scuola e poi giù a fare i’ chiasso e a mangiar fichi!
Poi però e m’ha chiesto il favore di prestargli la mi’ faccia perché avea timore che qualche fiorentino gli volesse far la pelle come al su’ fratello Giuliano. Cosa che ho fatto senz’indugio. Non la pelle! Gli ho prestato la faccia!
Mentre mi reggeva il logo di tuttafirenze scattai la foto e di lì a pochi anni, da qualche parte nel mondo, un tale chiamato Colombo avrebbe fatto l’ovo.
Ma questa è un’altra storia.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.