Gli unici mezzi con cui amo spostarmi in città sono la bici e l’auto. Lunedì però, sono stato costretto a prendere l’autobus, proprio il numero 22. L’ultima volta che ero salito su questo mezzo avevo lo zaino in spalla e ancora non mi cresceva la barba. Girando sempre in bici e amando la libertà che le due ruote mi regalano, ho una repulsione verso il bus. Ero convinto di avere nel portafoglio un biglietto da convalidare, dono di mia madre. L’illusione è svanita quando mi son accorto che lo avevo già pluritimbrato e riportava ancora il costo in lire. Il mio viaggio è cominciato in viale Guidoni, troppo tardi per fermarmi a comprare un nuovo biglietto, ero già in forte ritardo. Posto vicino l’uscita, osservavo con ansia chi saliva dalle porte. Mi sembrava di essere nella scena del film “Tre uomini e una gamba” dove Aldo è fermato dal controllore Giovanni e dà come sue generalità il nome di “Ajeje Brazof “ per poi darsi alla fuga. Al centro della vettura quattro passeggini, una sorta di mini asilo nido con bambini che piangevano come disperati. Nel frattempo accanto a me un signore sulla sessantina dormiva beatamente cullato dalle buche dell’asfalto di via di Novoli. Vicino l’autista, una signora comincia il suo dibattito contro Berlusconi a voce alta: “Lo vorrei vedere pulire i cessi a casa mia, altro che quattro ore la settimana”. Un ragazzo e una ragazza poco distanti tra loro si scambiano sguardi complici, lui la guarda con aria sognante, lei accenna un sorriso e si gira. Una frenata improvvisa crea un contatto tra di loro, che lui sfrutta per attaccare bottone. Mentre osservo con ansia le fermate, sento parte dei passeggeri che dice a voce alta: “Fermati!”. L’autista non aveva visto una ragazza che si sbracciava come una forsennata e non si era fermato per farla salire. Mi distraggo un attimo e mi trovo due signori sulla settantina con dei libri in mano che mi dicono: “Dio è qui con noi, ovunque tu guardi”. Ringrazio i testimoni di Geova per l’illuminante notizia e mi muovo verso l’uscita centrale. Sono arrivato alla mia fermata; magicamente anche il signore che pisolava apre gli occhi e scende in modo repentino. Mi scuso con il servizio pubblico Ataf per la corsa gratis e li ringrazio per il fantastico show che mi hanno regalato.

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