Questo è un post che continua una riflessione partita da questo  interessante articolo di Emiliano Pierini e dalla sua domanda: perché la proposta di Renzi di costruire la facciata di San Lorenzo secondo il progetto di Michelangelo non è stata accettata e perseguita? La sua risposta: perché siamo in una città condannata a rimanere ai tempi del ‘rinascimento’ ed ostile ad ogni cambiamento. Siamo nel ‘Bunker del Rinascimento’.
Ma chi pagava il lavoro di Michelangelo, e perché?

E qui, scusate, tocca fare una parentesi nel passato.
In epoca romana i ricchi investivano nella costruzione di teatri, anfiteatri, terme, templi. E lo facevano non per il gusto di farlo ma per ricevere in cambio riconoscenza pubblica e quindi potere da esercitare tramite cariche politiche. Nel Medioevo i nobili investivano nella costruzione di chiese, perché questo era il modo di far sapere alla comunità chi contava davvero. Quando i fedeli si recavano nelle chiese tutto, ma proprio tutto, doveva ricordare chi aveva investito in quella chiesa, la famiglia che aveva realizzato le cappelle, gli altari, le sedie dove tutti pregavano.
I Medici, i Papi, i nobili del rinascimento investivano nella costruzione di grandi basiliche e opere d’arte per abbellire la propria città, ma soprattutto per rafforzare il proprio potere. Il rifacimento della basilica di San Lorenzo ne è un chiaro esempio legato alla famiglia dei Medici. Chi pagava Michelangelo aveva ben chiaro il perché.
Un esempio lampante, la cappella Rucellai in San Pancrazio.
I Rucellai realizzarono una cappella con dentro una riproduzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Il loro nome è scritto ovunque nel nuovo Sepolcro. Dentro non è sepolto Gesù ma Giovanni Rucellai. E i pellegrini si recavano verso questa riproduzione del Santo Sepolcro osannando Cristo e un Rucellai allo stesso modo.
Durante il periodo di Firenze capitale il Comune decise di costruire le facciate di Santa Maria del Fiore e di Santa Croce. Contribuirono tanti fiorentini ‘potenti’ e vollero scritto nel marmo che loro quella facciata l’avevano ‘sponsorizzata’, ossia pagata. Esattamente come nel mosaico della prima chiesa di V secolo d.C. (trovato sotto l’attuale Duomo) c’è un elenco di persone con l’indicazione di quanti piedi del mosaico avevano finanziato. Erano i più ricchi e potenti di quella comunità.

Ma oggi cosa avrebbe senso finanziare a Firenze? Cosa permette di avere riconoscenza pubblica? E’ facile: uno stadio. Esattamente come facevano gli imperatori romani e bizantini che costruivano grandi stadi o anfiteatri, dove le fazioni si scontravano verbalmente (e spesso fisicamente) e dove loro apparivano al centro della scena.
Dopo la breve provocazione sulla facciata di San Lorenzo tutte le attenzioni sono tornate sul vero strumento che permette oggi di avere una grande riconoscenza pubblica: il nuovo stadio di Firenze, possibilmente con annesso un bel centro commerciale. Chiedete ad un bambino di 10 anni dov’è San Lorenzo. E poi chiedete dov’è lo stadio o l’Ikea. Avrete la misura di ciò che conta davvero oggi. Insomma, i tempi cambiano e ogni tempo ha le sue priorità.

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Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.