Ci sono momenti nella vita in cui si ha bisogno di cambiare aria. In cui si ha voglia di aprirsi al mondo, di mettersi alla prova e di conoscere punti di vista alternativi. Succede a milioni di ragazzi ogni mattina. Ci svegliamo e nel momento in cui il piede tocca terra ecco che il sogno finisce e si entra in quella realtà di tutti i giorni, bella, serena, a volte noiosa, altre proprio insopportabile. Partire certo implica delle rinunce, fa spazio a incertezze, ma apre anche nuove possibilità. Io ho sempre pensato che il dubbio sia il migliore amico di noi stessi, perché è davanti alle incertezze che scendiamo dal treno in corsa della vita per pensare. Mettendo in discussione le cose, riusciamo a coglierle nel loro nucleo più profondo. Non c’è consapevolezza senza il dubbio.

Quindi cosa ci spinge a prendere un aereo per andare dritti verso il cambiamento, verso nuove esperienze? Beh, ognuno ha il suo personalissimo motivo. Aspettative che potranno essere soddisfatte o magari deluse, ma se Londra ti chiama a sé, vale la pena rispondere. Dunque Londra sia. Questa è la nostra Londra, l’avventura che ognuna di noi ha vissuto. Righe di vita scritte con il cuore, senza presunzioni, senza verità assolute.

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Francesca Pallecchi – Firenze
“Nel 2010 ottengo un finanziamento dalla Regione Toscana per attività lavorativa all’estero e decido di lasciare il mio lavoro a scadenza per lanciarmi in questa avventura. Londra sarà la mia nuova casa per 5 mesi. Impossibile riassumere in poche righe tutte le sensazioni che provo: euforia e timore, l’odissea della ricerca di una stanza, essere lontana dagli affetti di sempre, le difficoltà della lingua! Il lavoro per il quale sono partita non mi soddisfa e cerco un’alternativa diventando la referente per la promozione web di un’agenzia musicale. Dopo estenuanti ricerche, trovo una stanza minuscola in Camden Town, il quartiere dei miei sogni. Le giornate passano piene di stimoli: 5 coinquilini provenienti dalle più diverse parti del mondo (e un solo frigorifero!), gite domenicali per musei, un corso di inglese, pub e locali tra Shoreditch e Camden e tappa fissa al mercatino di Brike Lane. Mi sento come fossi all’interno di una lavatrice, un concentrato di emozioni, persone, luoghi. Questa è la mia Londra: solidale, perchè la lontananza da casa spinge le persone a creare rapporti forti tra loro; una scoperta, perché è una rivelazione continua; stimolante, una città che non dorme mai dove non c’è spazio per la noia; contraddittoria nei suoi mille volti; arrogante con i nuovi arrivati, ma luogo di possibilità per chi è aperto; Unica, perché ognuno la vive a modo proprio.”

 

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Valentina Bertone – Isernia
Cosa spinge una ragazza di 27 anni a partire da sola all’avventura, in compagnia solo di una valigia piena di sogni? Ancora non l’ho capito, però aver vissuto a Londra per un anno è mezzo è stata l’esperienza più bella della mia vita e riprenderei quell’aereo altre mille volte. Trovata faccia a faccia con la realtà londinese, mi sono resa conto che non era poi così semplice come pensavo: i limiti linguistici erano tanti, poi gli inglesi non ti accolgono a braccia aperte, ma non mi sono arresa e sono riuscita a trovare il mio primo lavoretto in una caffetteria a Tower Hill, da tre bengalesi che mi sottopagavano. Dopo pochi mesi mi hanno presa da Starbucks: sono stata assunta in cinque minuti nella City, il quartiere più figo di Londra. Da quel momento in poi la mia vita londinese è diventata più stimolante. Quello store era diventato la mia famiglia, passavo lì anche 15 ore al giorno, ma non mi pesava perché avevo dei colleghi divertenti con i quali uscivo anche durante i weekend, grazie a loro sono stata in posti bellissimi. Anche i miei coinquilini erano meravigliosi: un’italiana, un francese, una tedesca ed un irlandese (sembra una barzelletta!). All’inizio ci si trova tutti insieme in una casa un po’ spaesati, ognuno nella sua stanza. Poi l’imbarazzo passa e si diventa una grande famiglia. L’esperienza londinese mi ha trasformata. Sono diventata indipendente e matura. Non c’è lavoro? Me lo invento e non mi piango addosso come facevo prima di prendere quell’aereo.”

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Tamara Basili – Montefiore dell’Aso (Ascoli Piceno)
“Parlare di Londra mi da sempre un’emozione indescrivibile! È la città che riesce a farti vivere qualsiasi tipo di emozione: paura, timore, divertimento, felicità. È la città dove riesci a sentirti te stesso pur abitandoci da soli due giorni. Nonostante fosse la prima volta che uscivo dal mio contesto, sono riuscita a trovare la mia dimensione e anche se all’inizio è stata dura, ci ho messo poco a sentirmi parte della città, perché Londra lascia decidere a te cosa vuoi fare e come vuoi viverla. Conoscere persone meravigliose, ha contribuito a rendere questo periodo ancora più bello. Conservo ancora la sensazione di essere stata in centinaia di città diverse, per quante culture e pensieri convivono in un’unica città. Ho pianto il primo il giorno in cui sono arrivata e ho pianto l’ultimo giorno in cui sono andata via…in mezzo c’è stata una delle più belle esperienze della mia vita!”

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Francesca Pallecchi

Fiorentina, classe 1981, Francesca si destreggia tra progetti e collaborazioni nell’ambito della comunicazione e degli eventi (della serie Welcome to the jungle!), ma soprattutto nutre una passione sfrenata per i viaggi. La potete vedere con l’aria felice e sorridente quando indossa scarpette da trekking e zaino in spalla per andare alla scoperta del mondo. Ha all’attivo una lunga serie di avventure, dal Sud America all’Africa, dall’Europa all’Asia. E sia che si tratti di mete vicine o lontane, di viaggi reali o immaginari, ha un motto: L’importante è partire!