Sembrava di essere tornati ai tempi del Milan dei tre olandesi e dell’Inter trascinata dai tre tedeschi.
Non si è parlato di altro nelle ultime due settimane: il derby della Madonnina.
Derby del riscatto o derby della consacrazione. Elio Corno e Tiziano Crudeli impazziti su qualsiasi frequenza, Mancini atteso come il nuovo Messia nerazzurro. Inviati come carcerati, al dodicesimo giorno di fila a Milanello, in attesa di una sola indiscrezione di formazione da Pippo Inzaghi; inviati giornalisti segnati dalla vita, che segnavano su un muro i giorni che mancavano alla partita, che si cibavano soltanto dei rimasugli di gel di El Shaarawy. Che nell’attesa dell’ascesa alla sala stampa, avevano costruito una statua in oro raffigurante Carlo Pellegatti da idolatrare.
Filippini che avevano colonizzato Appiano Gentile, ripulendo tutti i capelli persi da Mancini, asciugando le ultime lacrime versate da Mazzarri.
Euforia mista a tensione, entusiasmo ritrovato ed entusiasmo da smorzare.
Che poi… di che derby stiamo parlando? Sembra il Milan olandese, ma più di Winston Bogarde. Andy Brehme, per guadagnarsi da vivere, non tira più il rigore decisivo del mondiale. Ma pulisce cessi.
Sarò breve e circonciso. Il giorno del derby [debbe], la parola d’ordine è sempre la stessa: coerenza!

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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