zetaOltre che con il marito ed i quattro figli, divido l’appartamento con tre gatte dai nomi altisonanti, ma piuttosto sgarrupate: Chantal, Cassiopea e Smeralda. I figli da sempre ci chiedevano un animale domestico ma io avevo sempre fatto orecchie da mercante perché l’idea di prendermi cura di un animale non mi apparteneva. Poi mi sono ammalata, la mia visione delle cose è cambiata ed ho pensato: perché no? Provo…alle brutte lo regalo a mia suocera! Così dalla lontana Puglia è arrivata Chantal, gatta comune ma con pretese da gran dama, che sola si annoiava moltissimo, tiranneggiando il divano in pelle e le tende. Ecco spiegato l’arrivo di Cassiopea, gatta a tre zampe (una quasi certamente amputatale da qualche umano, prima di buttarla nel cassonetto d’obbligo) che si intona perfettamente alla nostra sgangherata famiglia; spaventata a morte da ogni sapiens che la avvicini tranne noi sei. Infine Smeralda, gatta a tre colori, cacciatrice indomita di qualsivoglia animale abbia le ali. Ho dovuto ricredermi perché condividere la vita con un animale domestico è divertente, e chi se ne frega dei graffi sul divano in pelle.

Mi hanno fatto compagnia quando rimanevo sola a casa, figli a scuola e marito al lavoro, acciaccata dagli effetti collaterali della chemioterapia; tutte e tre accoccolate sul divano accanto a me a vegliarmi, alzandosi solo se ero io a farlo e strusciandomi le teste addosso come a dire “…vedrai che ora passa”. Io le ho sempre trattate da gatte e loro ricambiano trattandomi come un sapiens. Ci siamo addomesticate a vicenda e, oggi, sono a tutti gli effetti parte della nostra famiglia.

Scrivo questo perché capisco adesso il dolore delle mie amiche Maria e Silvia per la morte della loro Zeta, dopo quasi undici anni di vita assieme. Zeta era una barboncina ghiotta di parmigiano, convinta di essere un doberman, che abbaiava a chiunque provasse ad avvicinarla…tutto teatro! Abbaiò fino allo sfinimento anche verso di me, la prima volta che entrai a casa loro, ma a fine pranzo si era accucciata, golosa, vicino alla mia sedia; stava lì in paziente attesa di un pezzetto di formaggio, scrutandomi con gli occhietti vivaci. Anche Maria e Silvia hanno sempre trattato Zeta rispettandone la natura, non hanno mai preteso di antropomorfizzarla come tanti poveri cani ridicolizzati con fiocchetti, mollettine e collari di strass e lei le ha ricambiate con un amore incondizionato, qualche bisticcio ed alcuni danni. Da quando sapeva che il tempo di lei era contato, Maria ha sempre ripetuto, più che altro per convincere se stessa e prepararsi in qualche modo, “…alla fine è solo un cane”. Proprio per questo adesso manca loro così tanto.

P.S.: Luna di formaggio è una o.n.l.u.s. da cui ho preso una delle mie gatte e l’appellativo con cui Nina, l’ideatrice, chiama il paradiso degli animali. Zeta, in viaggio verso la luna, farà una scorpacciata!

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