Qualche giorno fa ho deciso di fare un po’ di “off road cittadino” in mountain bike. Da Novoli sono arrivato alle Cascine e ho percorso lo sterrato che costeggia l’Arno. Il verde dell’erba, querce, faggi, i pesci che saltano a pelo d’acqua mi hanno fatto quasi dimenticare di essere nella mia caotica Firenze. Costeggiando la Pescaia il tanfo che si avverte, quasi perfora le narici di un portatore sano di Rinite cronica quale sono, ma lo spettacolo e la forza maestosa dello scorrere del fiume lo fanno quasi passare in secondo piano. Mi diverto incoscientemente a passare sopra le pietre dove scorre l’acqua con dei classici freni V-brake (a zoccoletto) che non frenano quasi per niente sul bagnato, non resisto mi piace entrare in contatto con gli elementi della natura. Proprio come fanno i pescatori con lunghissimi stivaloni di gomma immersi nell’acqua fino alla vita che incontro lungo la sponda. Continuo la mia corsa passando sotto ponte alla Vittoria quando in lontananza sul lungarno Vespucci, all’altezza dell’ambasciata Americana vedo una piccola spiaggetta. Decine di gabbiani presidiano la piccola oasi, si alzano in volo e sembra quasi che danzino nel cielo, poi si gettano in acqua in cerca di cibo. Un piccolo stormo di piccioni, quasi discriminati dai loro simili è esiliato in un angolo. Rimango incuriosito dalla presenza di un signore sulla settantina, sembra ‘Mario il bagnino’ di Panariello. Ha piazzato un ombrellone e una sedia proprio a pochi metri dai volatili. In mano un sacchetto con del pane che getta ai pennuti. La lotta per accaparrarsi il tozzo di pane comincia: “Un gabbiano ne ha infilzato un pezzo col l’appuntito becco, mentre gli altri tutti intorno cercano di rubarglielo. Fugge emettendo un suono stridulo, l’urlo della sopravvivenza. Alla fine il più grosso dello stormo s’impone saccheggiandolo del pasto. La cartolina che si palesa nella mia mente è quella delle domeniche da bambino sulle spiagge di Viareggio: il colore dell’acqua non bene definito, gabbiani che svolazzano in quantità e uno pseudo bagnino. Peccato che siamo a Febbraio.

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