– E Cadde giù che parea un satellite! –
Così narrò quel bischeraccio di Leonardo! Ma sì, il Da Vinci! E ci s’era già ‘ncontrati in un altro tempo.
Stavo scrivendo il mio curricula su LinkedIn quando all’improvviso e ‘un mi si spalanca dinnanzi il solito Tunnel Spazio-Temporale?
Esco dal Tunnel e bórda! Mi snutello nudo a facciaingiù proprio davant’allui!
Con le braccia spalancate.
– Toh!- E fa lui.
– Rieccot’ibbischero! O che tu ci fa’ da queste parti, brindellone?-
Io rimango a terra, spiaccicato, a faccia in giù.
– Guarda te che belle chiappe che t’hai! Quasi quasi ci facco uno studio anatomico e lo metto nel mi’ trattato, i’ Codice di Dan Brown!
Io cerco di alzarmi ma riesco appena ad aprire gambe e braccia.
– Perfetto, fermo lì che ti fo’ una foto!- Grida lui.
– O bischero, e ‘un ti ci provare eh? E poi la fotografia non gliè ancora stata inventata! Dammi una mano a rialzarmi, piuttosto! Vecchio cignale!- Rispondo io incollerito.
Lui ride come un matto e fa:
– Maremma cinta senese! O che l’abbozzi di dire bischerate? E scherzavo! E poi e gli ho ripreso dagli arabi il prencipio e gli ho inventato la camera oscura leonardiana.-
– Ma come parli?- Gli fo’ io. – Questo sembra un fiorentino moderno! Hai sbagliato registro.-
Lui allora s’apparta per consultare il suo iPhone e torna da me tutto trionfante!
– Senti! E ti scollo di lì e poi ti uso come modello per l’Uomo Vitruviano se tu mi prometti di non tornare più da codeste parti!-
– No! Non ti farò da modello! Levami di qui!-
Detto e fatto il grande Leonardo mi scolla da terra e mentre io ero ancora paralizzato dalla botta egli mi disegna su carta come da immagine qui sotto.
Io protesto inviperito ma lui m’abbozza.
– Oh come tussèi anti-vitruviano, e tuss’è vecchio, ragazzo mio!-
– Volevi dire antidiluviano? Sì ma icché c’entra?- Rimbecco io.
– Appunto! Antivitruviano, antidiluviano, che differenza fa? Belle chiappe? –

A quel punto non reggo più e m’esco dal cerchio dov’ero stato inscritto e colpisco il Da Vinci con un cazzottone che lo fa risuonare com’una campana tibetana.
– E te le fo io du’ chiappe così! Ma si trattano così i viaggiatori del tempo?-
Lui allora s’incupisce e s’imbroncia e mi fa:
– Ah se la metti così e piglio tutti i me’ balocchi e vo’ a giocar sul mi’ uscio!-
Non fa un passo che sento un rumore di mestoli e stoviglie e lo vedo sparire urlando in un dirupo.
Nessun tonfo.
M’affaccio, vedo il whorm-hole e ci finisco dentro anch’io.
Il resto è leggenda.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.