Sì neanche per la Santa Pasqua c’è pace fra gli ulivi! Sì e ci sono proprio finito in mezzo uscendo, non dall’uovo di Pasqua, ma dal solito tunnel di Eistein-Rosen!
E dire rovinosamente è un eufemismo!
Mi sono graffiato tutto!
Che dite? Gli ulivi non sono certamente spazzole di un autolavaggio! Sono duri! Graffiano! E poi hanno i rami così fitti! O sarà stata la distorsione spazio-temporale (infatti veniva giù il diluvio, come sempre a Pasqua) che mi sono ritrovato nell’orto del Getsemani ma era il 1960 e non ho potuto fare a meno di riflettere su quest’incubo! Peggio che essere in un film.
I rami degli ulivi erano così fitti che per districarsi fu un vero calvario. E fu lì che formulai la fatidica frase: “Non c’è spazio fra gli ulivi!”
Bene: a questo punto vi chiederete: “Che c’entra Alfred Hitchcock?” Eh, c’entra eccome!
Immaginate un bischero con ancora in mano il logo di tutta firenze che esce piroettando da un vortice spaziale. Secondo voi come andrà a finire?
Lo volete sapere?
Ecco: rompete l’uovo e vi troverete la sorpresa!
Io l’ho fatto, inciampando in una radice d’ulivo! Indovinate dove sono finito? Grazie alla distorsione spazio-tempo sono finito sul set di un film. Indovinate di chi? Ma di Alfred Hitchcock! E quale film? Ma Psyco! Tanto per cambiare ci voleva proprio un lieto fine.
Anche se il fine non giustifica i mezzi e Hitchcock, tanto fine non era, anzi, era piuttosto grassoccio. Lui però i mezzi li aveva e quando l’ho capocciato lasciandovi gli occhi (come da foto) mi ha subito scritturato come contro (brutta) figura.
Ed è una cosa che ti può cambiare la vita! Come per la Pasqua di Resurrezione, la rinascita, la catarsi..
Sì, catarsi addosso!
Perché, santo cielo, Psyco è un film del terrore!
E quando ho dovuto fare la controfigura di Jane Leigh nella doccia.. insomma, non riuscivo a vedere niente e quando sono uscito dalla doccia col sapone negli occhi sono inciampato nei binari della Dolly e ho rovesciato mezzo set coinvolgendo dai tecnici delle luci alla segretaria di produzione, proprio mentre stava portato un uovo alla coque al regista e quando questa fu colpita in pieno dal carrello della cinepresa Panavison da 300 tonnellate l’uovo sodo schizzò centrando in pieno i testicoli del povero Hitchcock che, spalancando gli occhi rimase lì con in mano il Ciak (sempre come da foto) sul quale si era pure incollato il logo di tuttafirenze!
Fine?
No, che fine! Mi hanno preso per le gambe e mi hanno fatto roteare come una frombola e poi hanno mollato.
Non vi dico il puzzo.
Il resto è leggenda.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.