A Como è morto Romeo, operaio schiacciato da un autotreno. A Palermo è morto Giovanni, operaio travolto da un camion che stava facendo retromarcia all’interno del cantiere.  A Bologna è morto un autista di un carro attrezzi, dopo essere stato schiacciato contro un muro mentre stava rimuovendo un’automobile. A Chieti è morto un pensionato, si trovava alla guida della propria pala meccanica e stava sistemando un suo terreno, quando, il mezzo si è ribaltato. A Fabriano, Giancarlo è morto schiacciato dal proprio trattore mentre stava lavorando in un terreno di famiglia. A Bolzano è morto un boscaiolo, travolto da un albero che era stato appena abbattuto.  A Foggia, è morto Benedetto, elettricista che è caduto dal tetto di una casa. A Torremaggiore (FG) Leonardo, tappeziere, è caduto da un balcone mentre prendeva le misure per un tendaggio. Sono morti il 9 aprile del 2013, un giorno dopo la morte di Margaret Tatcher, la nemica dichiarata della classe operaia e del bene comune, simbolo del liberismo e della privatizzazione. Sono morti mentre stavano svolgendo un lavoro in Italia, da Nord a Sud. Un’Italia che sanguina lavoro da tutte le parti. Morti sul lavoro, morti senza lavoro, oppure vivi, ma a rischio di tutto, di depressione, di fame, di diritti calpestati. Una mia amica, che ha ricominciato a lavorare dopo tre anni, dopo aver avuto due figlie, dopo a lungo non aver trovato nulla, mi ha scritto un sms. “Torno a sentirmi utile”. Vorrei una politica che torni a essere utile, utile a farci sentire tutti utili dentro un paese utile al mondo. Chissà se i dieci saggi si sono sentiti utili. Chissà se chi ci rappresenta capisce e rintraccia il nostro desiderio di utilità. Un’utilità al servizio della giustizia sociale, perché l’utilità al servizio del liberismo ci ha ridotto a delle nullità.

L’Incartauova esce ogni sabato sull’Unità della Toscana

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