Avete presente il Mugello? E ci volevo andare ma m’accadde una cosa che ora vi dico:
era di marzo e si coglieal margherite da’ prati in quel di Firenze, quando un temporale m’incolse improvviso com’un ceffone ni’ viso, dato da un nonno un po’ burbero che dice:
– O bischero! E ‘un tuvvedi che i’ tempo fa culaia? –
Tanto tuonò che piovve, come si dice a Firenze, e gni venne giù i’ diluvio con tutte le frasche degli alberi, gli Angeli di’ Paradiso e tutt’ i Santi, tanto che dovetti rifugiarmi in un androne di via de’ Bardi. Lì vi trovai un tizio che mugolava impaurito, vestito com’un figurante degli sbandieratori e gli chiesi che gli fosse accaduto: lui mi rispose in un fiorentino arcaico che gli era caduto in un pozzo pieno di lampi e m’indicò qualcosa nel sottoscala, qualcosa che riconobbi subito!
Non feci in tempo a dire “Bah!” che subito mi ritrovai a rimbalzare in un worm-hole che mi spedì da tutt’altra parte! (arieccolo! Direte voi)
Avete presente il Monte Rushmore? Quello con le facce dei presidenti USA? Ecco, dovete sapere che il monumento con le facce dei presidenti Usa, scolpito nel massiccio granitico delle Black Hills nel South Dakota è una mistificazione!
In realtà, non c’era proprio niente prima del mio arrivo! Uscii dal worm-hole nel 1884, e come un missile rimbalzai sulle rocce che si sgretolarono lasciando come impronta il mio viso imbronciato.
Fu poi nel 1885, un avvocato di N.Y. tale Charles Rushmore che, passando da quelle parti per alcune ricerche minerarie, vide il meraviglioso monumento con le mie facce scolpite e si fece venire l’idea di sostituirle con quelle dei Presidenti USA.
Io rimasi in zona per qualche tempo e così conobbi lo scultore Gutzon Borglum e il mastro carpentiere, l’italiano Luigi del Bianco, con il quale discussi sulla precedenza del colore rosso sul bianco: una questione di cognomi, insomma.
E fu durante una di queste discussioni che Gutzon, passando di lì con uno scalpello fuori misura (tale scultura ne richiedeva uno gigantesco altro quanto un palazzo) mi urtò e io caddi di sotto. Ma invece di sfracellarmi come voi sicuramente avreste preferito, venni inghiottito dal solito ponte di Einstein-Rosen.
Il monumento fu poi terminato cancellando il mio volto ma nessuno s’avvide che per un misterioso gioco del destino, nella zona retrostante al monumento rimase impressa a beffa, la mia parte posteriore (come da foto).
Il resto è leggenda.
Altro che andare ni’ Mugello a trovare la mi’ sorella!

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.