Al gol di Vives, tappi di spumante per aria. Gioia incontenibile. Euforia: la consapevolezza che, il prossimo anno, con la giusta immagine, il fatturato potrebbe raddoppiare.

Altro che tifosi del Torino. Altro che tifosi del Napoli (che poi, come dice Aleandro Rosi, mi sa che manco ce calcolano come spauracchio per il terzo posto). Altro che tutti quelli che ci odiano.
Perché a festeggiare il gol del Toro, come nessun altro, sono stati quelli dell’ufficio comunicazione dell’Amadori. Perché dove lo vuoi trovare un testimonial così perfetto, come la Fiorentina, per il pollo?

Perché ormai diventa quasi inutile dire “occhio adesso!”, appena segnato. Consapevoli che la beffa potrebbe essere dietro l’angolo. Consapevoli che dietro la gioia si nasconde la tortura.

E adesso… sì, davvero: occhio adesso. Perché giovedì andiamo a giocarci una sfida che vale ben oltre un sedicesimo di finale di Europa League. Per il prestigio. Per noi. Perché io voglio vincere e voglio festeggiare. Perché la scorsa settimana, a White Hart Lane, non ho visto dei polli. Ho visto per i primi venti minuti dei pinguini impauriti trasformarsi poi in splendidi leoni. Magari marini, ma comunque leoni. Trascinati da un tifo degno dell’Europa.

E allora andiamocela a prendere quest’Europa.

Perché il pollo magari può suscitare simpatia. Ma a me, la simpatia in campo, fuori dal campo o dentro gli spogliatoi, sinceramente, per giovedì proprio non interessa.

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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